La spending review digitale è un ossimoro: per ridurre gli sprechi servono investimenti

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Una donna al computer. NSA/FRANCO SILVI

La digitalizzazione delle infrastrutture e dei i processi amministrativi può determinare una riduzione dei costi della Pubblica Amministrazione

Più che di “ottimizzazione” e “razionalizzazione” della spesa da parte delle Pubbliche Amministrazioni il tetto inserito nella legge di stabilità per l’acquisto di beni e servizi informatici sembra un vero e proprio taglio lineare. La scelta del governo di ridurre del 50% gli investimenti in questo settore ha sollevato molte polemiche, tanto che diversi gruppi parlamentari, sia di maggioranza che di opposizione,  stanno pensando di modificare il testo abbassando la soglia al 30%. C’è tempo fino al 14 novembre prossimo per presentare gli emendamenti. La strada scelta è quella della mediazione, poiché Palazzo Chigi difficilmente sarà disposto a fare marcia indietro.

Il provvedimento di cui stiamo parlando si basa su disposizioni che non entrano nel merito della spesa, al fine di eliminare gli sprechi e qualificare gli investimenti. Il criterio utilizzato è quello asettico della riduzione della “spesa storica”. Per il 2016, quindi, le amministrazioni avranno a disposizione la metà delle risorse rispetto alla spesa annuale complessiva media del triennio precedente 2013-2015. L’unica cosa che conta è il risparmio.

Questo vuol dire rallentare il lungo e difficile processo di innovazione in atto nella nostra P.A.. I vari enti, infatti, saranno costretti, nella migliore delle ipotesi, a rimodulare al ribasso i loro programmi o a rinunciare completamente ai progetti già avviati.
Ma quanto vale questa operazione? Calcolare l’ammontare della spesa in Ict nella Pubblica Amministrazione è estremamente difficile. Non esistono dati istituzionali o comunque non sono stati resi pubblici. Secondo le elaborazioni dell’ultimo rapporto Assinform si tratterebbe di circa 6 miliardi di euro. Pertanto se la legge di stabilità passasse così com’è lo Stato risparmierebbe sui 3 miliardi. Una vittoria di Pirro se si considera che solo nel settore della sanità, grazie all’innovazione tecnologica, si potrebbero risparmiare quasi 7 miliardi.

Nell’era della società dell’informazione e della comunicazione la spending review digitale è un ossimoro. È proprio la digitalizzazione delle infrastrutture e dei i processi amministrativi che determina una riduzione dei costi della Pubblica Amministrazione. Per ridurre gli sprechi nel pubblico e allo stesso tempo migliorare il funzionamento della burocrazia bisogna investire nel digitale. Le ricadute in termini di minori spese per le varie PP.AA. e di servizi più efficienti per le imprese ed i cittadini sono sicuramente superiori alle risorse investite.

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