La Spagna si fa in quattro

Dal giornale
epa05076194 Spanish Prime Minister and leader of the Popular Party (PP), Mariano Rajoy (C-R), greets an electoral official as he casts his vote at a polling station in Madrid, Spain, during the Spanish general elections on 20 December 2015. Spanish voters began casting their ballots in parliamentary elections that will determine the country's next coalition government, with polls indicating that no party is likely to win enough seats to govern alone. Spanish Prime Minister Mariano Rajoy's conservative People's Party is facing off against the Socialist Workers' Party, the liberal Ciudadanos party and left-wing Podemos.  EPA/SERGIA BARRENECHEA

I primi exit polls non solo non danno nessuna maggioranza assoluta a un partito, ma neanche alle coppie di partiti più omogenee

Se sostituiamo a Pp, Psoe, Podemos e Ciudadanos i nostri quattro schieramenti delle ultime politiche (centrodestra, centrosinistra, 5 stelle e lista Monti) abbiamo un quadro molto simile in termini di voti: i primi tre tra il 20 e il 30%, il quarto tra 10 e 20%. Niente che ci sorprenda, quindi. Purtroppo per gli spagnoli per la prima volta nella storia dal ritorno della democrazia non è emerso nessun vincitore. L’incrocio tra il sistema dei partiti e il sistema elettorale stavolta non ha funzionato. I partiti più grandi hanno avuto un piccolo premio nascosto di qualche punto percentuale dato che il sistema prevede circoscrizioni provinciali senza recupero nazionale dei resti, ma quando le scelte sono spappolate questo non basta. Per inciso sembra che il sistema abbia anche capovolto nei seggi le posizioni in voti tra Podemos e Psoe: cosa che capita di solito nei sistemi uninominali, ma che può capitare anche nei sistemi proporzionali su basse territoriale.

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