La socialdemocrazia è finita, ripartiamo con Tsipras

Grexit
epa04831959 Greek Prime Minister Alexis Tsipras (C) waves to supporters after casting his ballot in a voting centre during a referendum in Athens, Greece, 05 July, 2015. Greek voters in the referendum are asked whether the country should accept reform proposals made by its creditors.  EPA/YANNIS KOLESIDIS

Dimostriamo che vi è una via d’uscita democratica e progressista alla crisi. Il Pse non ci è riuscito

“Non si può accettare che un’intera nazione si trasformi in un gregge. E ascolta: io non sogno l’utopia. Lo so bene che la giustizia in assoluto non esiste, non esisterà mai. Però so che esistono paesi dove si applica un processo di giustizia”.

Lo raccontava Panagulis alla Fallaci qualche ora dopo essere uscito dal carcere.

Oggi sono i greci a chiedere giustizia: l ’Oxi trionfa, a dispetto delle previsioni della stampa europea, e ben oltre le aspettative dello stesso Tsipras. La Grecia riscrive così le pagine della storia, non contro l’Europa, ma per difendere i principi sui quali la stessa Europa è stata fondata.

Per questo la lettura “italiana” di quel che è accaduto appare insufficiente, troppo rivolta al dibattito interno, alla speculazione propagandistica, alla semplificazione “dell’io avrei votato così”.

Da una parte ci sono gli ex fan dell’agenda Monti, oggi difensori delle politiche della Troika, che dimenticano le ragioni del collasso ellenico: le politiche recessive imposte dalla Commissione, la complicità – e la corruzione – dei governi di Samaras e Papandreou. Dall’altra parte, invece, vi è l’eterogenea e affollata compagnia del turismo politico, recatasi ad Atene in cerca di un facile spot, alla quale andrebbe ricordato che Tzipras non è Farage, che Syriza non pratica l’estetica del conflitto ma l’etica del governo e che, infine, dopo aver votato prima il governo Monti, poi quello Letta, la foto a piazza Syntagma suona, diciamo così, un po’ stonata. Il greferendum, assieme al dramma, al coraggio e alla dignità di sei milioni di persone, ci ha parlato e ci parla d’altro.

Parla di quale sia il senso profondo della parola democrazia, dell’equilibrio tra stato sociale e capitalismo finanziario, del confine tra diritti e rigore dei bilanci e, soprattutto, di chi ha il diritto di determinare tutto ciò: i cittadini, i governi che i cittadini stessi eleggono, o enti sovranazionali non legittimati da nessuna forma di consenso popolare?

Con il coraggio, ed anche gli errori, di Tsipras e Syriza, si squarcia il velo del patto consociativo tra Ppe e Pse che ha retto in questi anni il nostro continente. E dopo la vergogna dei migranti bloccati a Ventimiglia da Hollande, le parole usate da Schulz sono il canto del cigno di una socialdemocrazia che oramai ha esaurito la sua funzione storica. Non è un caso che il “No” vinca con oltre l’80% proprio nei quartieri periferici, laddove sono più nefasti gli effetti della cura imposta dalla Troika.

Tutto questo lo sa il fronte dei falchi, la cui ostilità verso il referendum greco non ha matrici economiche, ma politiche: se si dimostra che l’alternativa allo status quo non sono solo gli estremismi nazionalistici, ma vi è una via d’uscita democratica e progressista alla crisi, che un’altra Europa è possibile, allora nel nostro continente si può riaprire la partita, sul versante della redistribuzione della ricchezza, interna agli Stati e tra gli Stati, e su quello della redistribuzione del potere.

È questa la vera sfida cui è chiamato Renzi, e con esso il Pd e l’Italia.

A nulla serve l’essere il partito più importante del Pse, se la famiglia socialista rimane la foto, subito ingiallita, delle camicie bianche alla festa dell’Unità di Bologna.

Per questo occorre costruire, assieme a Tsipras, un fronte largo, che rimetta in discussione le politiche recessive di austerità, e rilanci il processo di integrazione per un’Europa che sia solidale e democratica. D’altronde, diceva nella sua tesi di laurea nel 1841 un giovane studente tedesco, poi divenuto un famoso filosofo dalla barba bianca: «Il pensiero libero dei Greci replica con Prometeo ai servi scocchi degli dèi: “io, t’assicuro, non cambierei la mia misera sorte con la vostra servitù. Molto meglio star qui ligio a questa rupe io stimo, che fedel servo esser di Giove” ».

 

Per scrivere la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli