La Siria e la dottrina Trump

Mondo
epa02267065 Russian Prime Minister Vladimir Putin talks on his mobile phone while visiting the Nizhny Novgorod region, Russia, 30 July 2010. According to the Russian Emergency Situations Ministry, more than 1,000 houses burnt down and over 2,000 people were left homeless by wildfires caused by a heatwave in the Volga and Central Federal districts.  EPA/ALEXEY DRUZHINYN RIA NOVOSTI / NO SALES NO ARCHIVES NOT FOR USE AFTER 30 AUGUST 2010

Ad Aleppo c’è stata una carneficina dopo un ulteriore intensificarsi dei bombardamenti aerei russi a supporto dell’esercito fedele al dittatore di Damasco

La «dottrina-Trump» sulla Siria si sperimenta ad Aleppo. Il suo assunto «primo si sconfigge l’Isis, poi si pensa ad Assad», si concretizza sul campo, e nei cieli, di Aleppo in un ulteriore intensificarsi dei bombardamenti aerei russi a supporto dell’esercito fedele al dittatore di Damasco. Il risultato: una carneficina. Il gioco sporco lo fa Putin. Il suo neo sodale americano lo supporta non ponendo ostacoli, neanche la «minaccia» di una ennesima convocazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Oltre la connivenza, la complicità. Nei massacri di civili. Nel silenzio della comunità internazionale, nell’inazione dell’Europa.

L’era Trump sta nascendo nel segno della complicità. Con Putin, Assad, e con Erdogan, al-Sisi… Dal terreno siriano giungono notizie dell’uccisione di decine di civili tra Aleppo e Idlib, le due regioni dall’altro ieri investite dalla furia della nuova offensiva aerea russo governativa siriana.

La «Bbc» riporta l’uccisione di almeno 21 persone nel bombardamento aereo di un ospedale pediatrico e di un centro di trasfusioni ad Aleppo est. Secondo il direttore dell’ospedale Bayan, citato dall’emittente britannica, nei raid sono state colpite anche delle ambulanze e tra le 21 vittime ci sono anche cinque bambini.

L’agenzia siriana «Sana», controllata da Damasco, non fa menzione di raid aerei e afferma invece che decine di civili sono stati feriti da colpi di arma da fuoco esplosi da «terroristi» ad Aleppo est, fuori dal controllo del governo, mentre protestavano per la presenza di miliziani anti-regime nei quartieri assediati della città.

Prima della diffusione della notizia del raid sull’ospedale pediatrico, l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) riferiva dell’uccisione di oltre 30 civili nei bombardamenti degli ultimi due giorni sui quartieri orientali della città assediati dalle forze governative e dove rimangono, secondo l’Onu, almeno 275mila civili. E fonti sul terreno, assieme all’Ondus, parlano di altri 20 civili morti in raid aerei russi su Batatbo, località tra Idlib e Aleppo, in una zona fuori dal controllo governativo. Intanto ieri il portavoce del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov, ha annunciato che i jet della portaerei russa «Ammiraglio Kuznetsov» hanno inferto gravi perdite ai qaedisti del gruppo Jabhat al Nusra nella provincia di Idlib.

Gli attacchi sono avvenuti due giorni fa e, secondo fonti nei servizi citate dallo stesso Konashenkov, i miliziani uccisi sarebbero almeno 30 fra i quali alcuni comandanti. E l’elenco quotidiano delle vittime di una guerra senza fine si allunga di ora in ora. Sempre ieri, almeno 25 persone sono rimaste uccise in un attentato con autobomba nel nord della Siria, secondo quanto riferito da fonti locali la maggior parte delle vittime dell’attacco ad Azaz, a nord di Aleppo e vicino al confine turco, sono miliziani delle opposizioni. L’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) parla di «decine di vittime tra morti e feriti» nell’esplosione che ha colpito un quartiere generale di una milizia locale.

In questo scenario di orrore e morte, torna ad alzarsi la voce di papa Francesco. «Imploro la fine» della «violenza orribile di sanguinosi conflitti, che nessuna motivazione può giustificare o permettere», in Iraq e Siria, contro «centinaia di migliaia di bambini innocenti, di donne e di uomini», quando «nostri fratelli e sorelle cristiani, nonché diverse minoranze religiose e etniche sono purtroppo abituati a soffrire quotidianamente grandi prove», afferma Bergoglio al patriarca Gewargis III della Chiesa assira. La tragedia quotidiana della popolazione civile di Aleppo è testimoniata in un drammatico racconto in presa diretta rilanciato dal sito del «Corriere della Sera».

«Il nostro unico ospedale pediatrico è stato colpito dai bombardamenti» ha twittato Fatemah 26 anni, in diretta sul social network gli attacchi sui civili di Aleppo, con parole e immagini su un account gestito insieme alla figlia Bana, di sette anni. Oltre all’ospedale, anche un centro trasfusioni e delle ambulanze sono state colpite. L’ultimo video da lei postato testimonia la ripresa dell’offensiva russo-siriana. «Come potete vedere ci stanno bombardando» dice Fatemah tra i boati delle esplosioni. «Come potete sentire la situazione qui intorno è molto brutta», prosegue la giovane, tra le grida di bambini, compresi i suoi due piccoli.

Poi il congedo veloce: «Scusate vi devo lasciare, qui butta male e i miei bambini piangono, stanno soffrendo». «È sconvolgente che delle strutture sanitarie continuino a essere attaccate in Siria. Solo quest’anno si sono verificati 126 attacchi a strutture e lavoratori della sanità, registrati dall’OMS e dai nostri partner», le fa eco un portavoce dell’Agenzia sanitaria delle Nazioni Unite. «Dite al mondo che siamo tornati all’inferno». Sono le parole, forse le ultime, che in queste ore molti cittadini di Aleppo scrivono sui social network.

Il quadro umanitario si fa sempre più drammatico, denuncia un rapporto Oxfam, con oltre 250 mila persone intrappolate nella città, che si apprestano ad affrontare l’inverno con scorte di cibo e acqua in esaurimento e strutture sanitarie ormai al collasso. E ancora: con le strutture sanitarie nel mirino delle incursioni aeree e dei bombardamenti in corso, la situazione sanitaria ad Aleppo est è sull’orlo del collasso. Secondo la Syrian American Medical Society (SAMS), ci sono soltanto 29 medici nell’area e molti bambini di Aleppo est non vengono vaccinati. «La situazione è disperata. Le scorte mediche non dureranno che poche settimane adesso che i bombardamenti sono ricominciati e la città è sotto assedio – testimonia Ahmad Tarakji, Presidente della SAMS -.

Il personale sanitario rimasto ad Aleppo è esausto. La città è rimasta senza combustibile o altre fonti di energia. Senza carburante, i generatori elettrici e le ambulanze non possono funzionare. In questo quadro, ci stiamo preparando perciò al peggio. Migliaia di civili sono senza riscaldamento, e con le scorte di cibo in esaurimento ci aspettiamo di vivere casi di vera e propria malnutrizione nel cuore dell’inverno. Dobbiamo agire prima che sia troppo tardi». Ma quel «tardi» è già presente. Aleppo muore. E sperimenta su di sé il patto «Putin-Trump». Il patto della vergogna.

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli