La sinistra ha bisogno di un’anima. Lettera aperta a Roberto Speranza

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Serve andare nei luoghi dove noi, che siamo la sinistra, non possiamo mancare. E’ grazie al nostro partito che possiamo incidere efficacemente

Caro Speranza,
ti scrivo col cuore addolorato da una riflessione a cui ti invito dovresti quantomeno rispondere, se non pubblicamente, almeno con te stesso.

Vedo che sei in una posizione di frizione rispetto alla maggioranza del partito, leggo le tue “preoccupazioni” per aspetti tecnici della riforma istituzionale e per aspetti ancora più tecnici di quella elettorale.

Vedo che il fatto che la legge sia in parlamento e tu, con quelli che  come te, son dell’opinione che questi tecnicismi siano insopportabili, potresti unire quelle opinioni tue e di altri e fare una serie di emendamenti, eppure nemmeno questo sembra soddisfarti perché leggo che stai mettendo delle condizioni per il tuo Sì al voto: fra persone di sinistra questo approccio ci sembra molto imbarazzante e contrario ai nostri principi, ma che vuoi, alla coscienza non si comanda.

Però tieni conto che noi elettori in questi tecnicismi non ci arriviamo anche quando ci sforziamo di comprenderli e francamente, se ci arrivassimo avrebbero ragione coloro che, eversivamente, invocano la fine della democrazia rappresentativa: a quel punto faremmo tutto noi e non avremmo bisogno di leader che ci consigliano una direzione comune.

Quindi mi rivolgo a te con un ragionamento diverso e fuor di polemiche.

Arriva il momento che, per richiedere di essere ascoltati e sostenuti si deve essere anche credibili, e io, da persona di sinistra, a questo punto ho alcuni appunti da fare, senza entrare nel cinismo populista, però qualche appunto vorrei condividerlo, perché se si critica il lavoro del proprio partito, al punto da rifiutarsi di prenderne parte, allora si deve dimostrare di avere un carico ideale, un patrimonio di impegni a cui non è giusto rinunciare.

Sei persona del sud, e credo che su queste cose di cui andrò a scrivere tu sia molto ben informato.

Ci sai dire come sono sistemati i clandestini che giungono nelle coste calabresi e pugliesi? Molti volontari si prendono cura di queste persone e la politica cerca di creare leggi in questa direzione: l’Italia è un paese che ha pochi mezzi rispetto ad altri, ma un cuore enorme e io so che qualsiasi di questi migranti che transita dall’Italia, di noi avrà un buon ricordo. Lo so perché anche mio marito è di origine africana, emigrato in Italia otto anni fa e un po’ questa realtà che arriva fino a Milano, città dove viviamo, la conosco.

Ma tu, persona del sud, segui quanto succede? Sei stato nelle baraccopoli? Hai controllato che quelle persone stiano bene, siano al caldo, abbiano da mangiare e da dormire?

Hai verificato che nei campi arrivi l’ acqua, e che ci siano servizi igienici funzionanti per lavarsi?  Hai conoscenza di quanti di loro sono laureati, in cosa, quante lingue conoscono? Hai pensato se con le loro conoscenze scolastiche potrebbero essere più utili rispetto a tirare su arance e pure sottopagati? Sei stato in quei posti? Ci sei andato a servivi pasti per poter meglio confrontarti con volontari e profughi?

Sei andato a visitare le periferie delle città del sud Italia? Sei andato nelle periferie italiane? Sei andato a ascoltare le domande?
E’ da lì che il nostro lavoro comincia, è da lì che dobbiamo mettere alla prova la nostra capacità politica. A proposito del sud: hai il polso di quanto succede alle vittime di mafia? Stai controllando che non ci siano imprenditori per bene ricattati dalla camorra e costretti a vendere i loro beni per pagare i debiti che la mafia gli ha estorto? Ci sono giornalisti impegnati che cercano di scrivere di questi problemi: sei certo che siano ben protetti?

Ecco, da persona di sinistra penso che ci siano legittimamente periodi in cui con la politica si fatica a trovarsi. Ma allora serve l’esempio, la vocazione!

Serve quello che in una azienda come quella in cui lavoro si chiamerebbe “l’affiancamento”. Serve andare nei luoghi dove noi, che siamo la sinistra, non possiamo mancare, no, non possiamo. Lì dobbiamo esserci , non dobbiamo per forza sfibrare il nostro partito perché ci sembra che lavori in una direzione che non concordiamo pienamente. Siamo funzionari ma siamo persone che portano nel Parlamento il mondo che ci vota e anche quello che non ci vota.

E’ grazie al nostro partito che possiamo incidere efficacemente. Si può fare: agire, entrare nel mondo, immergersi, bagnarsi, ascoltare, parlare, toccare. Rendere ogni nostra azione di pensiero più forte perché appoggiata sopra azioni vere.

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