La sinistra e quell’idea di libertà

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La capacità riformatrice del Pd va declinata a partire da una spinta egualitaria e dalla capacità di includere

Lo scopo principale per il quale il Pd esiste è quello di dare all’Italia una forza politica riformatrice, che trova le proprie radici nella storia della sinistra italiana e del cattolicesimo democratico, ma insieme le reinterpreta pensando al bisogno che abbiamo oggi di integrazione tra culture differenti, al riconoscimento dei nuovi diritti civili e al rispetto dell’ambiente. Solo così possiamo proiettare nel futuro i valori di un partito che ha come obiettivo principale ridurre le disuguaglianze economiche, ma anche di conoscenza, promuovendo la libertà.

Il Pd deve andare oltre il riformismo, inteso come cultura di governo e piano graduale di attuazione delle politiche pubbliche. Il Pd deve essere una forza riformatrice, che pone l’urgenza del cambiamento come una necessità prioritaria dell’agenda politica. Riformatrice perché crede che che le riforme istituzionali, economiche e sociali non siano rimandabili e vadano affrontate con il “pessimismo dell’intelligenza e con l’ottimismo della volontà” (Gramsci), sapendo che “per fare il possibile bisogna tentare l’impossibile” (Weber). L’identità riformatrice del Pd è anche l’insieme delle sue scelte politiche, del programma di governo e della strategia di governance.

Il Pd è un grande partito che deve ridefinire la propria identità politica nelle continua dialettica tra una spinta egualitaria, che ribadisce la necessità di una sostanziale redistribuzione della ricchezza e di una uguaglianza delle condizioni di partenza, affinché ognuno possa esprimere al meglio le proprie qualità, e una “libertà liberatrice” – per usare l’espressione dello storico del Partito d’azione Adolfo Omodeo – che si pone in ogni momento di superare le condizioni date per includere ed espandere, così da recepire i nuovi bisogni sociali e nuove forme di vita comunitaria.

Quello che distingue destra e sinistra oggi, più che la diade individuata da Bobbio tra libertà e uguaglianza, è una opposizione interna al concetto stesso di libertà. La libertà può essere concepita come sicurezza nei confronti dell’esterno, in questo caso anche la mia identità si definisce in contrapposizione all’altro. Lo svolgimento di questa idea di libertà è una dialettica che esclude l’altro, un’opposizione senza sintesi, dove una sola delle due parti può avere la meglio. È un’idea di libertà legata alla paura di aprirsi e mettere in discussione noi stessi, come singoli e come gruppi sociali. Ma c’è anche un’altra idea di libertà, quella che si apre all’esterno, che include a partire dalla consapevolezza delle proprie idee, disposta a rimettersi continuamente in gioco e a contrapporre la fiducia alla paura perché riconosce nell’altro la positività che permette, pur nelle differenze, di vincere insieme. Questa è la libertà della sinistra.

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