La Sinistra e i gay

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A woman cycles past a marriage equality mural in the Liberties area of Dublin, as Ireland should become the international advocate for gay rights, a key figure in spearheading the country's vote for same-sex marriage has said. PRESS ASSOCIATION Photo. Picture date: Sunday May 24, 2015. On the back of the resounding yes for gay marriage - 1.2 million Irish voters backed it - attention is now turning to when the first ceremonies will take place. See PA story IRISH GayMarriage. Photo credit should read: Brian Lawless/PA Wire

C’è l’ipocrisia e ci sono i fatti, c’è chi rischia tutto per i fatti, c’è chi non rischia nulla per l’ipocrisia, entrambi compongono la Storia politica del nostro Paese

«È mai possibile che i problemi dell’Italia siano questi?», si chiede D’Alema nel 2006, sottendendo la trascurabilità del tema Unioni Civili. «È meglio che un bambino cresca in Africa piuttosto che con due uomini o due donne», dichiara un anno più tardi Rosy Bindi, madre del ddl sui Dico. Che infatti naufragò.

Partiamo dal dopoguerra. Nel 1950 Palmiro Togliatti sul mensile Rinascita si scaglia, sotto pseudonimo, contro André Gide che si è ricreduto sul comunismo. A sentirlo parlare, sostiene il segretario del Pci, «vien voglia di invitarlo a occuparsi di pederastia, dov’è specialista». E un anno prima: «Se quando ha visitato la Russia nel 1936 gli avessero messo accanto un energico e poco schizzinoso bestione che gli avesse dato le metafisiche soddisfazioni ch’egli cerca, quanto bene avrebbe detto, al ritorno, di quel Paese!». Mentre il mensile della Fgci Gioventù Nuova, diretto da Enrico Berlinguer, se la prende con Jean-Paul Sartre: «Un degenerato lacchè dell’imperialismo, che si compiace della pederastia e dell’onanismo». Riflette l’autore: il messaggio dell’apparato è che «tra i comunisti non c’è posto per gli omosessuali, invertiti e pederasti (usati spesso come sinonimi) sono solo gli avversari borghesi».

C’è l’espulsione dal Pci di Pier Paolo Pasolini «per indegnità morale», poiché omosessuale, nel 1949. Francesco Rutelli che nel 2000 da sindaco di Roma ritira il patrocinio al Gay Pride perché si tiene nei giorni del Giubileo. E c’è la reazione di Giancarlo Pajetta nella seconda metà degli anni ’80. A Botteghe Oscure nota facce nuove: “Incuriosito, si avvicina, scoprendo che si tratta della prima delegazione gay accolta in via ufficiale nella sede comunista. “E prima le puttane, e adesso i finocchi” si sfoga, scuotendo la testa ma che c… è diventato questo partito?».

Arrivando ai giorni nostri, ecco la sinistra «diversamente omofoba».
Nel 2009 Bersani manifesta «forti perplessità» sulle unioni gay. È bene, spiega, regolare un fenomeno cresciuto «a dismisura». Però «poi non è che lo chiamo matrimonio omosessuale perché non sono assimilabili». Ancora: «È mai possibile che i problemi dell’Italia siano i Pacs e la Tav?, si domanda nel 2006 l’ex premier Massimo D’Alema (…). Prima di aggiungere, significativamente: Ci siamo fatti incastrare a discutere di questioni marginali rispetto ai problemi del Paese». Pochi mesi dopo aggiungerà che il matrimonio tra omosessuali «offenderebbe il sentimento religioso di tanta gente». Nel 1995 aveva dichiarato: la coppia omo non può «essere considerata una famiglia».

A sinistra la «tolleranza repressiva» ha lasciato il posto al silenzio imbarazzato: “C’è una generazione di gente brillantissima che viene dal Pci che non ha mai fatto coming out” racconterà nel 2012 la deputata dem Paola Concia “Donne e uomini, personaggi di primo piano di quel partito. Se avessero dichiarato pubblicamente la loro omosessualità avrebbero fornito carburante alla sinistra e al percorso dei diritti”. Non solo: “Alcuni colleghi del Pd (…) ogni volta che mi vedono parlare con una donna, si strizzano l’occhio e dicono che ci sto provando (…)”. Pregiudizi che trovano conferma nel 2011 quando la deputata annuncia che si sposerà in Germania con la compagna. “Che si dice in questi casi?” le domanda Rosy Bindi». Infine Vendola che confessa: “È stato forse più facile dire la mia omosessualità ai preti che al partito”.
Nel 2016, sotto il governo Renzi, il governo chiede la fiducia sulla legge per le Unioni Civili, affrontando la rivolta delle opposizioni, il duro dissenso della Cei: “Sconfitta per tutti” e lo scompiglio in Parlamento.
Il capogruppo leghista Fedriga dichiara durissimo contro la maggioranza: “Servi della gleba”.
La seduta viene sospesa, poi la conferenza dei capigruppo conferma: si vota la fiducia dalle 14.10. Nel frattempo arriva il duro monito di monsignor Nunzio Galantino, segretario dell’assemblea dei vescovi italiani.
Il Governo non cede e va avanti, Maria Elena Boschi dichiara: “A un passo da risultato storico per il paese”. Antonio Palmieri di FI: “Su questo ddl era stata promessa liberta’ di coscienza. La liberta’ se l’e’ presa, la coscienza speriamo che si mostri nel voto”. Ma la Boschi respinge le critiche punto per punto: “La legge sulle unioni civili è un risultato storico per il nostro paese, di cui dobbiamo essere molto orgogliosi”. E anche, rispondendo alle polemiche sulla decisione di porre la fiducia: “Ha un significato politico: questa legge è un elemento fondamentale dell’agenda del governo”. Rivendica tutto, l’allora ministra per i rapporti con il Parlamento e oggi con delega alle Pari Opportunità, e aggiunge:  “Dopo due anni di lavoro e decenni di attesa da parte delle persone omosessuali, domani avremo per la prima volta una legge che disciplina le unioni tra persone dello stesso sesso. Siamo il governo delle riforme ma anche diritti: terzo settore, la legge sul ‘dopo di noi’, la legge sull’autismo, e anche in materia di diritti civili la legge che spero domani il parlamento approvi in via definitiva. Siamo a un passo da un traguardo storico.

Dobbiamo affrontare questo passaggio avendo in mente i volti delle donne e degli uomini che da domani avranno il riconoscimento del valore del loro progetto di vita, come coppia”. Senza la fiducia la legge sulle Unioni Civili non avrebbe visto la luce nemmeno questa volta. Per me Sinistra è quella che afferma che i diritti “sono tra i problemi dell’Italia”, sono tra i problemi dell’Italia, con pari forza e pari spazio e pari lotta. Addirittura non solo dell’Italia, ma del mondo e del cammino della civiltà. Pur essendo io eterosessuale credo che ogni battaglia per un diritto offeso non rientri in scale di priorità, o di quantità, anche il più marginale all’apparenza, la difesa di un qualunque diritto è una battaglia per il principio generale dei diritti e vada condotta. Perché sennò prima o poi qualcuno verrà a prendere anche me, scriveva il poeta.

C’è l’ipocrisia e ci sono i fatti, c’è chi rischia tutto per i fatti, c’è chi non rischia nulla per l’ipocrisia, entrambi compongono la Storia politica del nostro Paese. E poi c’è il coraggio, che, se non lo si ha non ce lo si può dare, come i venticinque lettori ricorderanno.

 


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