La sindrome da “Conte Ugolino” della minoranza Pd

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Pier Luigi Bersani durante l'assemblea della Sinistra Riformista Pd, Roma, 23 giugno 2016. ANSA/ANGELO CARCONI

Mi rivolgo a Pier Luigi Bersani, una persona che stimo: ci ripensi, la vittoria del No aprirebbe le porte ad una destra populista, mentre il Sì ci consegnerebbe una Costituzione moderna

Francamente non so, non capisco dove vogliano andare a parare Bersani e la sua corrente. O forse si, Lo so, lo capisco, ma la risposta mi sembra talmente assurda, devastante, che preferirei non saperla, non capirla.

Nei partiti eredi del PCI, e nella sinistra in genere, sembra esistere quella che io definisco come  una permanente sindrome da “Conte Ugolino”: la insana, irresistibile, pulsione a divorare i propri Segretari e /o i Presidenti del Consiglio espressione del proprio partito o della coalizione.

Anche Bersani ne è stato vittima e forse è anche per questo che anche lui si sta “guastando”, si sta lasciando corrodere dall’acido. Perché è di Bersani che vorrei parlare. Non voglio essere offensivo nei confronti di nessuno, ma mi interessano poco le posizioni ed esternazioni dei vari Speranza, Gotor etc…, che secondo me sono dei ronzini, anche se alcuni di loro hanno ambizioni di leadership senza averne la statura. Bersani no.

Bersani è un cavallo di razza, personalmente l’ho sostenuto alle primarie del 2012, lo ritengo una persona perbene, un politico capace e pragmatico, che ha sempre detto di considerare “la ditta” sopra ogni altra cosa. Ed è per questo che le sue esternazioni, i suoi continui  attacchi al proprio Segretario/Premier, non solo mi meravigliano, ma mi addolorano,  mi disorientano e mi deludono profondamente.

Penso che questi (dolore, disorientamento, delusione) siano i sentimenti prevalenti nel popolo del PD. Bersani, dopo aver votato la riforma, ha, fino a pochi mesi fa più volte annunciato il proprio voto favorevole al referendum; poi, poco a poco, si è spostato su posizioni sempre più  critiche, legando la riforma costituzionale all’Italicum ed infine partecipando ad iniziative a favore del No.

Renzi e la maggioranza, pur convinti della bontà dell’Italicum, hanno aperto a modifiche e nell’ultima riunione della Direzione si è deciso di dar vita ad un’apposita  Commissione, che ha raggiunto, con l’attiva partecipazione di Cuperlo, un’intesa unanime sulle modifiche della legge elettorale. Orbene, Bersani ed i suoi non si fidano, ma questa sfiducia è offensiva, nei confronti, non solo del Segretario, ma anche della Direzione, del Presidente, del Vicesegretario,  dei due Capigruppo e del compagno Cuperlo.

A proposito dello “stai sereno” che rimanda alla dolorosissima vicenda della sfiducia al Governo Letta (un galantuomo, onesto, preparato e capace) vorrei ricordare a Pierluigi che nel febbraio 2014 fu tutto il partito, comprese le  minoranze (ad eccezione di Civati che vive in un mondo tutto suo ed era contrario sia a Letta che a Renzi) a chiedere al Segretario ad impegnarsi nella guida del Governo, dal  momento che il Governo Letta era incagliato e non avanzava sulla strada delle riforme.

E vorrei fare presente a Bersani che l’accordo della Commissione non è un foglio di carta, ma un documento che impegna i Gruppi parlamentari a presentare un Ddl di modifica dell’Italicum. E allora? Bersani, come scrive Rondolino, considera Renzi un imbroglione?

Vorrei qui ricordare gli avvenimenti che portarono Bersani alle dimissioni dalla Segreteria. Ci fu, da parte di Bersani, un grave errore di metodo nella scelta del candidato al Quirinale. Lui, senza consultare il Partito, decise la terna e fece scegliere il candidato a Berlusconi. Vorrei, per inciso, ricordare che invece Renzi, quello che Bersani considera “l’uomo solo al comando”, per l’elezione di Mattarella ha coinvolto tutto il Partito e poi ha comunicato a Berlusconi che il nome era quello.

L’elezione del Presidente Mattarella è costata a Renzi la rottura  del patto del  Nazareno, che avrebbe reso più agevole il cammino della riforma costituzionale, ma Renzi ha considerato prioritaria l’unità del suo  Partito. Poi, tornando a Bersani,io non credo proprio che il tradimento su Prodi sia venuto da Renzi, che ha certamente tanti difetti, alcuni li ha enunciati lui stesso nel colloquio con Minoli, ma è franco, diretto e se avesse avuto remore sulla candidatura di Prodi le avrebbe certamente
espresse, come aveva fatto per gli altri candidati.

E allora? Se togliamo di torno l’ipotesi devastante di cui dicevo all’inizio (avere un’anatra zoppa alla Segreteria ed a Palazzo Chgi) mi chiedo anch’io cosa c’entri Bersani col fronte del No, con la rancorosa “armata Brancaleone” messa su da D’Alema. Lui dice che sta con l’ANPI e con la CGIL.

Mi chiedo se stia anche con l’ANPI di Latina, che manifesta vicino a Forza nuova e il cui Presidente dice che Renzi è peggio del duce (e mi chiedo se Smuraglia prenderà provvedimenti nei confronti di questo imbecille che disonora l’ANPI e la memoria dei Partigiani). Bersani dice che preferisce Grillo a Verdini. Io avrei detto né Grillo né Verdini, se per quest’ultimo intendiamo il politico moralmente discutibile.

Ma se intendiamo una destra moderata, Bersani è proprio sicuro di preferire Grillo, anche dopo che quest’ultimo esulta per la vittoria di Trump? Io, francamente non capisco quali elementi di sinistra vedano nei 5 stelle Bersani e tutti gli ex comunisti,
col portafoglio gonfio, che sono passati armi e bagagli ai 5 stelle (parlo del fu Fo, della Mannoia, della Ferilli e di tanti altri rivoluzionari da salotto). La mucca che io vedo nel corridoio è il populismo, non la destra moderata alla Sarkozy, Merkel, Parisi.

Il sol dell’avvenire è tramontato per sempre, nessuno ha più  voglia di sinistra. Del resto, basta guardare ai risultati della sinistra in Italia, dalla Lista Tsipras a Rivoluzione civile, alle ultime amministrative. E allora io penso che la malaugurata vittoria del No aprirebbe le porte al populismo, più che la vittoria del Sì alla destra. Anzi, la vittoria del Sì sarebbe un argine grandioso nei confronti del populismo.

Ci rifletta bene Bersani, prima di commettere un errore che potrebbe avere esiti disastrosi. E ripassi, per favore, tutti i provvedimenti di sinistra che sono stati adottati da quando Renzi è Presidente del Consiglio, anziché punzecchiarlo un giorno si e l’altro pure.

Il Pd, secondo me, deve perseguire la vocazione maggioritaria che è nel suo atto di nascita ed allearsi con la sinistra solo se questa ritrova il senso della realtà, prendendo atto che solo una sinistra moderata può essere vincente e contrastare il vento del populismo che soffia impetuoso ovunque. Con la vittoria del No, c’è Salvini, c’è Grillo (e tra i due io non è che veda troppe
differenze, sui migranti, sull’Europa, sull’euro, sull’America e su tanto altro). Con la vittoria del Sì avremo una costituzione più moderna, una nuova legge elettorale ed un futuro forse più  roseo.

E allora, non spacchiamo il Partito e perseguiamo uniti la vittoria dei Progressisti.

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