La simpatia del Fatto per Belpietro si spiega: facevano gli stessi titoli

Il Fattone
Vittorio Feltri l'ex direttore de Il Giornale, e il direttore del quotidiano Libero  alla presentazione della nuova veste del suo quotidiano, oggi 22 dicembre 2010 a Milano. Sia Feltri che Di Pietro entrano nella proprietà del giornale con un 10% a testa. 
ANSA/MILO SCIAKY

Il complotto per un “libero” più renziano: tre versioni diverse in uno stesso articolo

Il cerchio si stringe, il regime conquista posizioni su posizioni, la libera stampa è sempre meno libera.

Dopo aver denunciato ieri il tentativo di Mediobanca, la nota centrale renziana, di impedire a Urbano Cairo di conquistare il Corriere per renderlo finalmente “indipendente” (un po’ come La 7, la tv di riferimento di Marco Travaglio), oggi il Fatto svela un nuovo crimine: Vittorio Feltri, il noto editorialista renziano, sostituirà Maurizio Belpietro alla guida di Libero.

“Nasce il Giornale Unico del Sì”, titola allarmato il giornale multiplo del No: e naturalmente – che crimine sarebbe, altrimenti? – c’è lo zampino di Denis Verdini.

In prima pagina il Fatto rivela “una cena a tre tra il neodirettore, il deputato re della sanità [Antonio Angelucci, editore di Libero] e il presidente del Consiglio”; a pagina 5 un titolone annuncia invece l’“inciucio a cena tra Matteo, Denis e Angelucci” (a tavola dunque non c’è più Feltri, ma Verdini); il pezzo però cambia un’altra volta versione, e parla di “un’operazione politica sancita pochi giorni fa in una cena fra Lotti, Verdini e Angelucci” (Renzi forse aveva già cenato, e all’ultimo momento è arrivato Lotti).

Non era ancora capitato che lo stesso giornale pubblicasse per una medesima cena ben tre liste diverse di commensali: ma, si sa, il giornalismo in Italia è un’opinione.

Resta la curiosità di capire quale meravigliosa sostanza abbiano consumato gli amici del Fatto per riuscire a scrivere, senza rotolare a terra per le risate, che con Feltri Libero avrà “una linea più renziana”. Soltanto perché Feltri s’è pronunciato a favore della riforma del Senato?

A parte il Fatto, tutti i giornali italiani ospitano opinioni differenti sul referendum, com’è normale che sia nel caso di una consultazione diretta. Ma, a quanto pare, la libertà di opinione è un reato più che sufficiente per essere bollati come “renziani”.

Quanto a Belpietro, l’improvvisa simpatia che gli dimostra il giornale di Travaglio non deve stupire: almeno una volta a settimana i titoli di apertura di Libero e del Fatto sono identici. Identico il garbo, identica la credibilità. Ci mancheranno.

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