La sfida di una generazione

Referendum
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La stella polare del nostro impegno in queste settimane è far conoscere alla nostra generazione il contenuto della riforma, punto per punto, articolo per articolo

Il mantra di questi giorni di campagna referendaria è stato il racconto di una gioventù italiana che si oppone fermamente a questa riforma costituzionale. Gli universitari si sono improvvisamente trasformati, agli occhi dell’opinione pubblica, in alfieri del No, pronti a tutto pur di fermare il cambiamento. I giovani vengono visti come i principali custodi di una Costituzione perfetta e dunque intoccabile.

La realtà è però ben diversa dalla narrazione prevalente. Tanti giovani vogliono essere protagonisti di questo momento storico di riforma delle istituzioni del nostro paese e si stanno impegnando quotidianamente per esserlo. Per questo, insieme a tantissimi giovani, abbiamo deciso di dar vita a Generazione Sí, una rete di comitati generazionali presenti in Italia e non solo.

Generazione Sì è un progetto portato avanti da ragazzi tra i 18 e i 35 anni, che, all’interno della loro comunità territoriale o nel contesto della propria università, dalla Lombardia alla Sicilia, intendono spiegare e promuovere le ragioni del Sì, alimentando con idee ed entusiasmo il dibattito referendario. Siamo studenti, giovani lavoratori, volontari di molteplici forme del mondo dell’associazionismo.

La stella polare del nostro impegno in queste settimane è far conoscere alla nostra generazione il contenuto della riforma, punto per punto, articolo per articolo. Di spingere i nostri coetanei a non accontentarsi del sentito dire. È un’esperienza straordinaria volantinare nelle piazze, per le strade, di fronte alle tante università in cui siamo presenti.

È incredibile vedere come lo sguardo di molti ragazzi si illumini di interesse e voglia di partecipare quando metti loro in mano il testo della riforma: comunque la pensino, sentono che quelle parole riguardano loro, perché sono scritte pensando al loro avvenire. Il fatto che il sistema istituzionale degli ultimi trent’anni non abbia funzionato, non vuol dire che le cose debbano rimanere così.

È una sfida enorme e bellissima per un ragazzo di vent’anni poter partecipare ad un processo costituente. È enorme perché enorme è la portata storica della decisione che prenderemo il 4 dicembre. Ma è soprattutto una sfida bellissima perché non c’è niente di più affascinante di una generazione che crede nel proprio futuro e che vuole esserne l’artefice, contribuendo a costruire l’impianto istituzionale dei prossimi trent’anni.

E noi non vogliamo solo lavorare singolarmente per cambiare l’Italia: vogliamo mettere in rete tutti coloro che come noi vogliono farlo. Perché questa campagna referendaria non si vince con il protagonismo di uno, ma con la forza della parola “insieme”. Qui alla Leopolda lo abbiamo imparato bene: non si può cambiare il futuro del proprio paese da soli. Ma quando si decide di mettere in comune le proprie energie e il proprio entusiasmo, quando si decide di mettere le proprie idee e le proprie competenze al servizio di un gruppo, nulla diventa impossibile.

Noi giovani stiamo facendo la nostra parte e continueremo a farla, per portare tutti insieme questo paese nel futuro.

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