La sfida di Roma è riconnettersi al Paese. E al mondo

Roma
Mostra storica delle azalee sulla scalinata del Campidoglio, Roma, 15 aprile 2016. ANSA/ ALESSANDRO DI MEO

La Capitale e l’Italia si sentono estranei l’una dall’altra, questa è una delle ragioni del declino della città. Il prossimo sindaco dovrà lavorare per ricucire il rapporto

Roma rende enormi servizi a tutto il Paese. Nei suoi palazzi hanno sede le maggiori istituzioni politiche, burocratiche, giudiziarie, finanziarie che servono tutto il Paese. Milioni di cittadini ogni anno da ogni luogo d’Italia si riversano nella città proprio perché in quei palazzi pulsa, spesso in modo insoddisfacente e irritante, ma pulsa il sangue della nazione.

Nonostante questo, la nazione, da Milano a Palermo, sente Roma estranea a se stessa. Roma non trova un posto stabile nell’immaginario degli italiani. E lo trova con difficoltà anche in quello dei romani. E Roma ripaga questo sentimento concependo a volte se stessa non come vertice di un corpo del quale si è parte, ma come continente distinto dalla nazione. Spesso si ha la sensazione che se in Italia tutto è troppo incerto, un po’ lo si deve alla instabilità di Roma, dei suoi servizi, delle sue finanze, della sua economia, del suo civismo, della sua cultura, della sua etica pubblica.

Nell’alternarsi di integrazione e separatezza, che spesso diventa contrapposizione e indifferenza, sta la ragione di fondo del declino della Capitale. Nessuna Capitale può essere vissuta e allo stesso tempo viversi come estranea e indifferente alla nazione.

Questa constatazione non è stata all’origine dell’agenda che presentiamo, ma è emersa progressivamente nel corso dei lavori. All’origine ci sono state riflessioni sul declino delle classi sociali a Roma, sulla crisi del welfare, sui problemi dell’ambiente e dei trasporti, sulla scarsa modernizzazione e così via. Analisi di routine certamente perché bisogna partire dalla realtà, ma con proposte di soluzione spesso nuove.

Il nerbo della ricerca e delle riflessioni è stato costituito da una trentina di giovani professionisti romani, tra i trenta e i quaranta anni, riuniti nell’associazione Roma! Puoi dirlo forte che si sono posti l’obiettivo di rendere un servizio alla loro città. Si sono rivolti a Italiadecide, che opera con una certa autorevolezza nel campo delle politiche pubbliche da più di otto anni, per mettere
insieme le loro conoscenze e competenze con la nostra esperienza. Nel corso del lavoro comune, che dura da più di un anno, si è progressivamente delineata l’idea che occorre una linea di pensiero strategico per decidere obiettivi, priorità, sistemi di relazione. Questa linea, appunto, è la connessione tra Roma, il resto del Paese e il resto del mondo.

Servire il Paese perché agli occhi del mondo è l’immagine dell’Italia; servire il mondo perché Roma è l’immagine di un luogo cardinale della civiltà occidentale.

Quello che proponiamo non serve solo ai romani; serve a tutta l’Italia e può servire al resto del mondo che a Roma viene per scoprire tracce di sé, della propria identità e delle proprie differenze.

Ci auguriamo che il nuovo sindaco, dopo le elezioni di giugno, possa assumere questo impegno come missione per una svolta radicale nella storia e nella vita della città.

 

Il testo pubblicato è uno stralcio della prefazione alla ricerca Abitare Roma, nata dalla collaborazione tra le associazioni “Italiadecide” e “Roma! Puoi dirlo forte”

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