La semplificazione non è una malattia per i cittadini ma la soluzione

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In cinque semplici punti cerchiamo di capire perchè

Semplificare è strategico: lo dimostra l’esperienza di tutti i paesi più progrediti. Semplificare è l’unico modo per dare soldi ai cittadini senza farli spendere al bilancio pubblico perché significa ridurre gli oneri come se si abbassassero le tasse , solo che questi oneri si riducono a costo zero per lo Stato perché sono tagli alla burocrazia.

Lo dimostrano le migliori pratiche internazionali promosse da organismi come l’Unione Europea, l’Ocse, il FMI, che da anni perseguono politiche di buona regolazione e semplificazione. Obama ha preso il più bravo professore di Harvard come capo del suo ufficio di semplificazione che ha scritto il libro “Semplice: l’arte di governo del terzo millennio“.

Noi continuiamo ancora a contestare la semplificazione? Dobbiamo ammettere anche che semplificare è complicato. Complicato come la vita moderna: noi abbiamo una serie di esigenze che sono molto più complesse di quelle di un tempo e alle quali non vogliamo rinunciare. Abbiamo bisogno di tutelare interessi sensibili ( difesa dell’ambiente, beni culturali, salute dei cittadini, sicurezza sui luoghi di lavoro) che richiedono regole e oneri, costi per i privati a vantaggio della collettività. Quindi semplificare è una cosa complicata che va fatta con cura da chi le cose le sa fare.

La bufala sulla semplificazione: semplificare non è banalizzare o semplicizzare. Semplificare non significa tornare all’età della pietra, semplificare va fatto mantenendo la complessità della vita di oggi, tutte le ricchezze delle tutele e degli interessi che la vita di oggi deve garantire. Semplificare significa quindi rendere fruibile al cittadino e all’impresa le cose. Come il mouse ti semplifica la vita con un click senza chiederti di indagare sulla complessità della macchina che sta in quel momento ricevendo l’input, così la mappa virtuale non rade al suolo i vicoli dei centri storici ma li rende fruibili con una bella immagine chiara.

Semplificare serve a rendere fruibili non a disboscare le tutele. Semplificare non è una malattia, è una cura. Semplificare vuol dire eliminare il superfluo e mantenere il necessario, garantire gli interessi sensibili al minor costo possibile per cittadini ed imprese.

Che rapporto c’è tra la semplificazione e l’azione di Governo? La risposta si rintraccia nella “Legge Madia” (124/2015). Anche organismi indipendenti ed autorevoli (come il Consiglio di Stato) confermano la buona azione portata avanti dal Governo sulla semplificazione. Con la Riforma Madia il Governo sta introducendo delle regole che cambiano completamente il rapporto tra lo stato ed il cittadino: per la prima volta si dice che trascorsi 18 mesi lo stato, l’amministrazione pubblica, non può più agire in autotutela  quindi non può più “rimangiarsi” un provvedimento eventualmente sbagliato perché il cittadino su quello ha fatto affidamento. Altra innovazione è rappresentata dai rapporti tra amministrazioni : se un’amministrazione ha chiesto ad un’altra amministrazione un’autorizzazione, un concerto, un nulla osta, dopo sessanta giorni, in caso di silenzio, questi provvedimenti si intendono dati . Il silenzio assenso tra  amministrazioni è un’altra grandissima semplificazione; in tal senso va quindi interpretata la conferenza di servizi poiché adesso, se le PA non si presentano alle riunioni e non espongono le loro criticità su di un progetto, alla fine questo progetto va avanti ed il loro silenzio viene inteso come silenzio assenso. Insomma, una serie di grandi riforme che introducono una semplificazione vera, incisiva, che non semplicizza ma che riduce i costi per i cittadini senza nessun costo per lo Stato.

“Semplificazione”  non significa solo scrittura di nuove leggi, ma la loro attuazione effettiva nella vita di tutti i giorni dei cittadini perché la Costituzione non è scritta sulla carta ma vive e si fa viva nei servizi che lo stato e le amministrazioni riescono a rendere ai cittadini.

La Costituzione vive nei servizi dei cittadini, nelle braccia dei medici che erogano il loro servizio, vive anche negli atti che gli amministratori nazionali o locali compiono quando dietro lo sportello c’è un cittadino. Le riforme non si fanno sulle leggi ma si fanno sulle gambe degli uomini e delle donne che devono attuarle, attraverso una seria ed efficace formazione dei dipendenti pubblici. La semplificazione va attuata e resa percepibile e rilevate anche, perché no, dagli indici internazionali che tanto sono importanti oggi.

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