La sconfitta di un’illusione

Usa2016
epa04989853 Former Secretary of State and Democratic presidential candidate Hillary Clinton testifies before the House Select Committee on Benghazi, on Capitol Hill in Washington DC, USA, 22 October 2015. Clinton faces scrutiny over her response to the the 11 September 2012 attack on the US diplomatic compound in Benghazi, Libya, and her use of a private email server while holding the position of Secretary of State.  EPA/SHAWN THEW

Finisce nel peggiore dei modi una lunga corsa iniziata quasi 2 anni fa

Neanche questa volta il tetto di cristallo che la senatrice di New York non era riuscita a rompere nel 2008 è andato in frantumi. Hillary Clinton ha perso per la seconda volta la sua corsa verso la Casa Bianca. La seconda volta in 8 anni, la seconda volta partendo da una posizione di forza e da gran favorita.

E’ una delusione amara. Per lei, per il suo staff, per il milioni di voti ricevuti e per le tante persone che hanno creduto in lei. In particolare le donne a cui più di una volta si era rivolta. Specialmente quando aveva utilizzato la metafora del soffitto di cristallo per spiegare come fosse riuscita, grazie al sostegno di milioni di elettrici e di elettori, a infliggere altrettante di crepe a quel soffitto, a quel tabù che resiste da anni. “D’ora in poi, – diceva nell’ormai lontano 2008 –  non sarà più sorprendente che una donna vinca primarie negli Stati, né che una donna sia in corsa per la nomination, né che una donna diventi il presidente degli Stati Uniti”. E invece quell’ultimo sogno di milioni di donne americane e non dovrà ancora aspettare. Perché ora è Trump ad essere l’uomo al comando. Lui che delle donne si è fatto gioco, lui che le ha insultate, umiliate e mortificate. Lui che di voti di donne ne ha ricevuti, più di quanto non sia riuscita a raccoglierne lei. Che ha perso là dove credeva di essere forte. Là dove credeva che il vento del populismo non potesse spazzare via il valore di un atto simbolico come quello di aprire la strada ad una svolta storica: una donna alla Casa Bianca.

Non è un fatto solo di genere. I rischi della candidatura della Clinton erano arcinoti a tutti, oppositori e sostenitori. Una carriera lunga e importante, ma immersa in una serie di ombre di cui è stato difficile liberarsi. Eppure di tutte quelle ombre, Trump ne aveva altre, di certo peggiori. Ed è forse questo che ha distolto l’attenzione dalla brutta piega che ha preso questa campagna elettorale, tra le più bizzarre e incredibili che si ricordi. Una campagna in cui un falso scandalo – quello delle famose email – è diventato il danno peggiore per Hillary e per il suo cammino verso Washington. Perché, alla fine, niente di penalmente rilevante ne è uscito fuori. Ma intanto la sua credibilità andava ad essere massacrata dal virulento linguaggio del suo avversario. Un concorrente che nessuno immaginava potesse solo sopravvivere a qualche mese di campagna. E invece ora è pronto a diventare l’uomo più scurrile e potente del mondo.

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