La scomparsa di Dario Fo e le due idee d’Italia

Cultura
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Le piccinerie che hanno accompagnato la scomparsa di Dario Fo ci raccontano anche di due idee diverse del nostro paese

C’ è chi ha tentato di fare un uso privato della scomparsa di un grande italiano di fama mondiale, Premio Nobel per la letteratura, utilizzando la sua uscita di scena come occasione per sventolare una bandierina di fazione.

Lo hanno fatto esponenti della destra tanto quanto dei Cinque Stelle, con finalità diverse ma con toni e argomenti che non a caso sono apparsi del tutto simili. A loro lasciamo volentieri la responsabilità di affermazioni che hanno rischiato di inquinare una giornata dedicata all’omaggio e al ricordo.

Questo giornale ha fatto una scelta del tutto diversa e di cui siamo particolarmente orgogliosi, salutando un uomo libero che certamente non aveva alcuna simpatia per il Partito Democratico ma che ha rappresentato (nelle parole di Sergio Staino) “un vero compagno di strada geniale: inaspettato, imprevedibile, stupefacente, curioso e straordinariamente capace di illuminarci sfuggendo ad ogni dogma”.

Ma le piccinerie che hanno accompagnato la scomparsa di Dario Fo ci raccontano anche di due idee diverse del nostro paese. Da una parte chi non confonde la grandezza artistica con la militanza politica, chi non rinuncia a riconoscere il genio culturale come patrimonio di tutti gli italiani – di qualunque colore politico essi siano – e chi non si priva dell’orgoglio di salutare un grande concittadino che ha onorato la nostra nazione.

Dall’altra chi vede l’Italia solo attraverso le lenti della propria partigianeria, non riuscendo neanche in queste occasioni a riconoscere il segno di una comunità nazionale, e prova così a puntellare la propria deb olezza. Non è tanto una questione di Guelfi e Ghibellini, né dello spirito di parte che attraversa da sempre la nostra vita pubblica. La differenza è piuttosto nella diversa capacità di pensarci come nazione, e quindi di riconoscere a noi stessi la libertà di guardare ai nostri punti di forza come ad un patrimonio condiviso.

Ci sono cose che rappresentano un grande e indiscutibile valore dell’Italia e degli italiani, prima ancora di essere un piccolo strumento di lotta politica di parte. Vale oggi per Dario Fo così come vale per tutto quanto ci ha reso quello che siamo e che abbiamo il dovere di preservare per le generazioni future. Al netto di chi ha scommesso sul declino dell’Italia, pensando forse di ricavarne qualche vantaggio.

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