La rigenerazione di Roma passa per una forte alleanza tra istituzioni e abitanti

Roma
L'ingresso della stazione Anagnina della linea A della metropolitana di Roma nel giorno dello sciopero del trasporto pubblico locale, Roma, 15 maggio 2015. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Un patto per “pulire” la città è possibile se si agisce sul senso civico, sulla moralità di chi la vive ogni giorno con la chiara responsabilità di condividere strade, uffici, monumenti con il resto del mondo intero. E poi bisogna affermare la legalità

L’ultimo tassello, con la definizione della Giunta capitolina, arriva dopo l’azzeramento del cda Atac e l’avvio della privatizzazione. Cui si aggiungono le scuse del Sindaco per i disservizi del trasporto metropolitano unite al rilancio delle grandi infrastrutture di mobilità. Una visione strategica che tende a unire Roma, dando attenzione al disagio delle periferie così come all’opera di risanamento non solo contabile del bilancio.

È la ripartenza dell’amministrazione Marino, con la mano tesa del Premier Renzi che ha invocato un segnale forte volto a cancellare le immagini di una Capitale messa a dura prova dalle grandi inchieste di malaffare, da inefficienze intollerabili dei servizi e da quella percezione di abbandono denunciata da più parti.

Realizzare, dunque, un’idea di città che unisca efficienza, coesione sociale e sviluppo tale da far competere Roma, come è giusto, con le altre capitali mondiali, superando al contempo polemiche e lamentele infinite e facendo leva sulla responsabilità di tutte le articolazioni amministrative così come delle energie vive e sane esistenti.

D’altronde essere “romani” significa vivere quotidianamente la città, a prescindere dal fatto di esserci nati: basti fare un salto a Londra, per fare un esempio, per rendersi conto di cosa sia il senso civico di inclusione di tutti, inglesi e non. Trasporti, sicurezza, sviluppo sono gli assi strategici della Greater London, con un Major – Sindaco – che impartisce gli indirizzi fondamentali e responsabilizza ciascuno dei 33 boroughs – le municipalità. Se aggiungiamo la cultura, che per Roma non può che essere un asse principale di crescita, lo schema – simile – dovrebbe operare con una chiara ed efficace ripartizione di competenze. C’è un disperato bisogno di risultati concreti a cominciare dall’efficienza dei servizi alla eliminazione di quelle sacche di privilegi e sprechi che ancora oggi, in troppi casi, esistono.

La rigenerazione urbana passa da una forte alleanza tra istituzioni ed abitanti: un patto per “pulire” la città è possibile se si agisce sul senso civico, sulla moralità di chi la vive ogni giorno con la chiara responsabilità di condividere strade, uffici, monumenti con il resto del mondo intero. Proprio per questo andrebbe usato il pugno di ferro contro chi usa (o abusa) di Roma: dalla micro e macrocriminalità, con un severo controllo del territorio che releghi al passato l’incredibile rivolta dei “pusher” del Pigneto contro le forze dell’ordine, a chi difende i propri privilegi a danno alla comunità, rifiutandosi – per fare l’esempio dei macchinisti della metro – di timbrare il cartellino presenze o di lavorare le stesse ore dei colleghi di Milano.

L’affermazione della legalità, senza indulgenza per nessuno, nazionalità o cultura che sia, è la base sulla quale costruire grandi progetti di crescita con i quali innalzare gli standard (troppo bassi) di qualità di vita della città. Se tutti siamo romani, come è giusto che sia, per ciascuno – dal primo cittadino in giù –  l’obbligo è di rimboccarsi le maniche ed essere parte attiva della soluzione dei problemi evidenti agli occhi di tutti. Se un tempo si parlava di “caput mundi” oggi basterebbe, in romanesco,  dire “#damosenamossa”, un ashtag particolarmente calzante.

Vedi anche

Altri articoli