La riforma risponde alle questioni del nostro tempo

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Questa riforma costituzionale è un passo avanti decisivo verso un Paese finalmente più moderno e efficiente, più capace di dare risposte nei tempi che servono

Come ben noto questa Riforma non rappresenta una novità, non nasce adesso, nei suoi contenuti è il risultato di un percorso trentennale che ha visto impegnate commissioni bilaterali che erano arrivate anche ad un passo dal possibile risultato. La vera differenza ora è stata innanzitutto la spinta determinata di una nuova generazione di leader e attivisti che ha accettato la sfida e si è voluta assumere in prima persona la responsabilità di arrivare questa volta fino in fondo per rispondere alle ormai impellenti esigenze di questo nostro tempo.

Una responsabilità contro tutto e tutti. Contro chi ha governato il Paese senza concreti progressi riformisti fino a due anni fa e contro chi si oppone in modo non costruttivo a qualsiasi proposta, giocando semplicemente a trovare l’errore ad ogni soluzione prospettata.

Nella sua formulazione questa Riforma si prefigge di contribuire in modo sostanziale a creare i presupposti per un Paese più forte, più efficiente e più giusto. Un Paese più forte grazie all’aumentato livello di governabilità, con la possibilità di poter aprire la stagione a veri governi di legislatura dando il via ad una normale democrazia dell’alternanza.

Questione fondamentale se si considera che le decisioni sulle questioni più importanti del nostro tempo (crisi economica, immigrazione, terrorismo e sicurezza, come anche indicatoci dal Sottosegretario Sandro Gozi nel nostro recente incontro) vengano ormai assunte dai capi di governo che si riuniscono nel Consiglio europeo. Serve poter contare su un governo stabile, come questa Riforma aiuta ad avere.

Perché con il superamento del bicameralismo paritario riduce la possibilità di avere due maggioranze politiche diverse alla Camera e al Senato. E perché con l’introduzione del “voto a data certa” permette al Governo di ottenere il pronto esame della Camera a propri provvedimenti che ritiene prioritari nella sua azione.

Un Paese più efficiente grazie all’aumentata possibilità di rispondere alle esigenze dei cittadini nei tempi in cui è necessario farlo, attraverso la riduzione dei tempi di approvazione delle leggi e la maggiore possibilità di concreta attuazione delle disposizioni che riguarderanno gli enti territoriali attraverso la funzione di controllo e di raccordo sulla specifica normativa che viene attribuita al nuovo Senato dotato di specifiche competenze.

Un Paese più giusto grazie all’aumentata possibilità di ridurre le forti differenze in termini di efficienza che si sono finora riscontrati tra le diverse regioni, “commissariando” a tutela dei suoi cittadini le regioni più inefficienti e premiando con opportunità di maggiore autonomia le regioni più virtuose.

C’è una precisa volontà politica di stare sulle soluzioni, di andare oltre ogni muro e governare questa era di responsabilità con una visione che vada finalmente al di là dell’emergenza e senza lasciare indietro nessuno. A partire dai singoli territori, dove debolezza significa isolamento e inevitabile pregiudizio alle possibilità offerte ai propri cittadini di una crescita libera, consapevole e dotata di adeguate opportunità.

Una visione in piena coerenza con la previsione nelle ultime due Leggi di Bilancio di stanziamenti di fondi per le periferie delle nostre città. In un’attenzione estesa ad ogni “parte più fragile” del nostro vivere. Che esprime la volontà di pensare ad un nuovo modello di sviluppo che ponga al centro i più deboli, risposta alla ricerca di una nuova prosperità da realizzarsi sostanzialmente per implosione, recuperando e non abbandonando chi è più in difficoltà.

Cambiando le regole per adattarle alla prioritaria specifica esigenza di questo nostro tempo. Dopo mesi di campagna, oggi ormai abbiamo risposto a ogni quesito. È chiaro che questa riforma costituzionale è un passo avanti decisivo verso un Paese finalmente più moderno e efficiente, più capace di dare risposte nei tempi che servono ed anche più forte nel presentarsi in Europa e richiedere una UE più giusta. Il resto è solo il tentativo da parte di una casta volutamente inconcludente che ha governato fino a due anni fa di riprendersi il potere e da parte di chi cavalca paure e visioni apocalittiche di conservare lo spazio che in un Paese con istituzioni inefficienti si è cinicamente ritagliato.

È tutta qui la questione. Diciamocelo e diciamolo. Non cadiamo nel loro gioco. Non possiamo davvero più permettercelo. Dobbiamo invece continuare, insieme, a costruire il nostro futuro. Il 4 dicembre votiamo per il nostro futuro, dimostriamo a noi stessi di crederci.

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