La riforma è un treno da non perdere

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L’Italia è più simile al caso spagnolo che a quello tedesco, e questo dovrebbe far riflettere

La tesi secondo cui il “combinato disposto” tra la legge elettorale oggi in vigore per la Camera e la Riforma Costituzionale danneggia il nostro assetto democratico è molto popolare, ripetuta nei dibattiti pubblici e utilizzata dalla Sinistra PD, proprio a ridosso della scadenza referendaria. Se l’argomento è così diffuso, deve esserci qualche motivo di riflessione anche per chi, come me, non ne comprende il senso.

Proviamo a fare ordine. L’Italicum può essere criticato per le sue caratteristiche specifiche, cioè per il modo in cui determina la maggioranza di governo, attribuisce i seggi e garantisce la rappresentanza ai partiti minori. Esso contiene diversi difetti, come i capilista bloccati, le candidature plurime, la mancanza di un quorum al secondo turno. Molti di questi difetti possono essere emendati facilmente, ma altre caratteristiche sono di cruciale importanza. In particolare, è un sistema che produce una maggioranza autosufficiente al partito vincente, indipendentemente dall’esito della consultazione al primo turno.

Ciò accade perché gli stessi elettori decidono, al secondo turno, chi dei due primi partiti deve avere la maggioranza assoluta. La formazione del governo è determinata, cioè, al momento del voto invece che nell’aula parlamentare. Altri sistemi a carattere maggioritario attribuiscono i premi sulla base dei risultati di collegio o a livello nazionale, ma non garantiscono una maggioranza certa. È questo che separa nettamente l’Italicum dagli altri sistemi maggioritari. Alcuni pensano che avere una maggioranza certa sia un difetto, e preferiscono sistemi che, in caso di quasi parità tra opposti schieramenti, diano luogo a governi di coalizione e accordi parlamentari. È una tesi seria e degna di considerazione.

Ad esempio, in Germania, la CDU e la SPD governano insieme da anni. Ciò sembra aver prodotto un’erosione di consensi per la SPD e, forse, anche per la Merkel, ma non ha generato instabilità dell’esecutivo, anche perché l’opposizione è, di fatto, fuori gioco e marginale. In Spagna, invece, la quasi parità tra formazioni concorrenti ha prodotto un pericoloso stallo politico, perché i socialisti non vogliono sacrificarsi sull’altare della governabilità e subire la concorrenza a sinistra di Podemos. Purtroppo l’Italia è più simile al caso spagnolo che a quello tedesco, e questo dovrebbe far riflettere, ma esistono certamente buoni argomenti a favore di altri sistemi.

L’ importante è usare quelli giusti. Molti affermano che l’Italicum non va bene perché, in un sistema tripolare, potrebbe vincere un partito che, al primo turno, ottiene appena il 25-30 per cento dei voti. Ma queste stesse persone non ci spiegano perché il voto espresso al secondo turno, che assegna a tale partito più del 50 per cento dei voti, non abbia un valore democratico almeno pari a quello del primo turno.

Il Mattarellum è meno efficace dal punto di vista dell’obiettivo di dare una maggioranza certa ai governi, ma, per gli ottimisti, potrebbe incoraggiare la formazione di alleanze in Parlamento o avvicinare i candidati ai cittadini, grazie ai collegi uninominali. In ogni caso, non intendo qui comparare analiticamente le virtù dell’Italicum in rapporto ad altri sistemi di tipo maggioritario.

Torno, quindi, alla tesi del “combinato disposto” con la Riforma Costituzionale, cioè alla domanda seguente: “perché l’Italicum danneggerebbe il sistema democratico che emerge dalla nuova Costituzione?” L’unico motivo che riesco a capire è che, come detto sopra, tale sistema darebbe una maggioranza autosufficiente al partito che vince le elezioni, e questo risultato si raggiunge certamente con una sola camera, molto più difficilmente quando ve ne sono due.

Ma, allora, la denuncia del “combinato disposto” a danno della democrazia dovrebbe essere esteso anche ad altri sistemi elettorali a carattere maggioritario o applicarsi tutte le volte che si determina una sproporzione di forze tra il partito di governo e i partiti concorrenti. È difficile sostenere che la Gran Bretagna, con monocameralismo e maggioritario, sia un paese a democrazia limitata. Dunque, non sono le particolari caratteristiche dell’Italicum che lo rendono incompatibile con la Nuova Costituzione, ma il fatto che esso appartenga alla “famiglia” dei sistemi maggioritari.

Si badi bene: se escludiamo i sistemi proporzionali, l’autosufficienza delle maggioranze di governo dovrebbe essere un evento “normale” anche con il bicameralismo paritario. Infatti, Camera e Senato fanno riferimento allo stesso corpo elettorale, a meno di limitate differenze anagrafiche, e quando il voto genera due diverse maggioranze nelle due camere, ci troviamo di fronte ad un’anomalia nel processo democratico. Quale principio logico-politico può rendere giustificabile il fatto che la volontà degli elettori, espressa in un medesimo momento e (quasi) dalle stesse persone, si trasformi in due esiti contrastanti nei due rami del Parlamento? Purtroppo, questa anomalia si è verificata in Italia in più di un’occasione, e non è una virtù.

Dunque, quando i fautori della tesi del “combinato disposto” affermano che il monocameralismo è in contraddizione con l’Italicum, essi dovrebbero esprimere un dissenso nei confronti di tutti i sistemi elettorali maggioritari, i quali, almeno nelle intenzioni, sono fatti apposta per dare una maggioranza stabile e coesa ai governi. Con maggiore coerenza, alcuni costituzionalisti “di sinistra”, come Ferrajoli e Zagrebelsky, sostengono che il proporzionale sia l’unico sistema elettorale compatibile con la democrazia parlamentare.

Le critiche all’Italicum, e la preferenza per sistemi maggioritari alternativi, sono tutte rispettabili e giustificate, ma stanno in piedi da sole, cioè non hanno nulla a che fare con il numero di camere che danno la fiducia. Il Senato non è stato pensato né come organo di garanzia delle minoranze, né per mettere “bastoni tra le ruote” alla stabilità politica dei governi che si formano alla Camera. Le garanzie contro lo strapotere delle maggioranze sono costituite dagli organi costituzionali, la presidenza della repubblica, la Corte Costituzionale, i regolamenti parlamentari, la magistratura, ecc. Cioè, in generale, organi esterni ai poteri che sono legittimati dal voto popolare diretto.

Quando la Sinistra Pd condiziona il Sì alla Riforma Costituzionale al cambiamento della legge elettorale, che, peraltro, vorrebbe comunque maggioritaria, offre il fianco al sospetto che essa intenda semplicemente approfittare dell’opportunità, offerta dal referendum, di massimizzare il proprio potere contrattuale all’interno del PD in un passaggio politico particolarmente difficile per il governo. Ma, con tutta probabilità, il cambiamento della Costituzione è un treno che non ripasserà per i prossimi vent’anni, mentre il sistema elettorale può essere cambiato con legge ordinaria e maggioranza semplice, soprattutto se il sistema legislativo sarà più diretto ed efficiente.

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