La riforma costituzionale e quel rinnovamento che Zagrebelsky non comprende

Riforme
ZAGREBELSKY

Dalla nostra community una riflessione sulla posizione contraria del giurista al ddl Boschi

L’intervista di Gustavo Zagrebelsky, rilasciata qualche giorno fa a La Repubblica, è da considerare come il manifesto del fronte del “no” all’epocale riforma costituzionale, che gli italiani dovranno accettare o rigettare con il referendum del prossimo ottobre. Le critiche del presidente emerito della Consulta vertono non tanto sul merito della riforma, che è solo accennato di fatto, ma soprattutto sul metodo, con cui essa è maturata, e sui possibili sviluppi autoritari, che potrebbe comportare.

Innanzitutto Zagrebelsky affermando che “la maggioranza del Parlamento opererà sotto la sferza del governo”, dimostra di ignorare volutamente quel rapporto esecutivo-legislativo instaurato addirittura in Gran Bretagna agli inizi del 1700, dove il primo ministro è nominato dal sovrano in virtù della sua carica di leader del partito di maggioranza parlamentare. Nonostante questa “pericolosa” consuetudine sia in vigore da più di tre secoli, l’Inghilterra, che non possiede una costituzione rigida e scritta, non è mai caduta sotto il giogo di dittature autoritarie o di sanguinosi totalitarismi, ma anzi è da sempre considerata come la patria della democrazia e del sano parlamentarismo.

Il celebre giurista, quindi, non comprende quanto sia importante, per la solidità delle strutture istituzionali, un rinnovamento, che consenta di razionalizzare l’attività parlamentare, evitando quello che il costituzionalista francese Carré de Malberg definiva “parlamentarismo assoluto”. Secondo Zagrebelsky, inoltre, la classe dirigente attuale “appare nella sua mediocrità” per la nuova costituzione da lui fortemente criticata. E’, invece, l’accusa ad apparire sterile, dato che questa classe dirigente mediocre sta almeno proponendo una soluzione ai problemi che la nostra nazione ha accumulato in venti anni di fallimenti. Anni, in cui il nostro esimio giurista ha rivestito incarichi di grande responsabilità, addirittura diventando presidente della Corte Costituzionale nel 2004.

Appare, quindi, mediocre, purtroppo l’intervista, dato che ribadisce con ossessività un “No”, giungendo ad allearsi con i nemici di un tempo Brunetta e Berlusconi solo per affossare la riforma, e non formulando una contro-proposta per rilanciare il dibattito e per arricchirlo. Stupisce che un membro della classe dirigente italiana sostenga delle accuse così vuote e sterili e che manchi di un’imprescindibile visione globale. Anzi forse, considerando quest’ ultimo ventennio, non stupisce per niente.

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