La revisione inizia dalla Tav

Infrastrutture
Graziano Delrio a Roma, in un'immagine del 23 marzo 2013. 
ANSA/SAMANTHA ZUCCHI

Lo Stato non sarà più il bancomat di interessi che nulla hanno a che fare con il bene comune

Opere utili, grandi o piccole che siano. E, se opere di caratura nazionale, certo non debbono essere faraoniche o monumenti allo spreco di territorio, tempo e risorse. È la missione che ci siamo dati da aprile 2015 al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con il Presidente Renzi. Lo dobbiamo ai cittadini e alle cittadine italiani e alle risorse pubbliche. Lo Stato non può essere il bancomat di interessi che nulla hanno a che fare con il bene comune. È più di un anno, quindi, che, davanti a progetti fermi nel cassetto, da realizzare, abbiamo adottato la project review, la revisione progettuale. L’opera è utile o no per connettere l’Italia? Il progetto è adeguato o può essere di minor impatto, utilizzando tracciati esistenti, abbassando costi e tempi di realizzazione? Ci assiste in questo percorso la nuova struttura tecnica di missione al Mit del professor Ennio Cascetta: è un impegno tecnico rilevante e complesso.

Alla project review delle linee di adduzione al tunnel della Torino Lione abbiamo lavorato da un anno a questa parte con l’Osser vatorio dei sindaci, Rfi, Italferr, raggiungendo un ottimo risultato concreto, nero su bianco. Erano più di 84 km di linea nuova, ora sono stati ridotti dopo una serie di analisi fatte a poco più di 25 km, quindi useremo gran parte della linea esistente. Non stiamo tornando indietro, stiamo andando avanti in modo intelligente, completando opere utili al Paese.

La revisione riguarderà anche la linea Av di Firenze per quello che riguarda la possibilità di rivedere il progetto di sottoattraversamento della linea. Ma lo stesso abbiamo già fatto per l’alta velocità Venezia-Trieste, con costi dimezzati, per il Passante di Bologna, ascoltando i sindaci, per la Salerno-Reggio Calabria, che ci consentirà di abbandonare l’idea di nuovi viadotti, peraltro mai finanziati, scegliendo la strada di miglioramenti all’ultimo tratto, già esistente, e di fare di questa infrastruttura una smart road europea. Lo stesso approccio, da Sud a Nord, anche in considerazione che in pochi anni ci sono nuove tecnologie intelligenti, che consentono di intervenire in modo leggero.

La progettazione esecutiva che andrà a gara, invece che la preliminare, secondo il Codice degli Appalti, consentirà di non fare gli errori del passato. Da ex sindaci e con tutti i nostri amministratori locali conosciamo bene il nostro territorio. Sappiamo quali sono stati i mali del nostro Paese, con opere ferme da 30 anni e mai concluse, con opere dai tempi eterni e costi indefinibili, con qualcuno che ci speculava sopra, corruzione e criminalità. Sappiamo che spesso i territori non sono stati ascoltati, e per questo abbiamo introdotto il dibattito pubblico nel Nuovo codice dei Contratti pubblici. Abbiamo messo una barriera noi, il Pd come forza di governo, a questa storia, abbiamo lavorato sodo e senza clamore, a testa bassa, con l’obiettivo di risanare un sistema malato e prenderci cura della necessità dei cittadini e delle cittadine di avere opere snelle, condivise, utili, connesse all’Europa, rimettendo in moto un sistema bloccato.

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