La resilienza degli aquilani di fronte alla tragedia e agli sciacalli

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Uno scorcio dell'Aquila, sullo sfondo le gru dei cantieri impegnati nella ricostruzione a sei anni dal sisma del 6 aprile 2009, in un'immagine diffusa il primo aprile 2015. ANSA/ ENRICA DI BATTISTA

Oggi la città guarda con più speranza al futuro, a quella vita cambiata per sempre sette anni fa

Per molti il 6 aprile non è una data come le altre, per molti il 6 aprile rappresenta l’inizio di una nuova vita.

Sono passati sette anni da quella terribile notte che in una manciata di secondi ha cambiato la vita di molti aquilani. Il forte boato e la successiva scossa sono ancora nitidi nella mente di chi, dopo quell’aprile 2009, ha imparato a guardare L’Aquila con un occhio diverso, più attento. Oggi se passeggi per le vie della città, alcuni edifici sembrano essere rimasti intrappolati nel tempo, fermi alle 3 e 32 del 6 aprile 2009, altri invece stanno riemergendo dalla polvere che fino a qualche anno fa opprimeva il cuore e l’anima di questa perla d’Abruzzo. Da lontano, le gru hanno ridisegnato il profilo della città, ed è chiaro a tutti che ci si dovrà abituare a questa nuova immagine per molto tempo ancora.

Se dovessi descrivere L’Aquila con una sola parola, sceglierei resilienza. Sembra paradossale, la resilienza in ingegneria indica la capacità di un materiale di assorbire un’energia di deformazione, per intenderci, ciò che è mancato a molte strutture sbriciolatesi sotto la forza imprevedibile del terremoto. Gli aquilani al contrario degli edifici, di resilienza ne hanno mostrata invece tanta: già dalla mattina successiva alla notte del 6 aprile, molti si rimboccarono le maniche, raggiunsero i luoghi dei crolli più importanti e al fianco dei Vigili del fuoco iniziarono a scavare tra le macerie.

Quegli stessi cittadini, qualche anno più tardi, di fronte all’inerzia delle istituzioni, decisero di “armarsi” di carriole e secchielli per liberare il centro storico dalle macerie. La volontà di resistere e di reagire unite a tenacia e un pizzico di rabbia, hanno accompagnato la storia degli aquilani in questi sette anni ed è anche per questo che L’Aquila è riuscita a rialzarsi malgrado tutto, malgrado le promesse disattese, malgrado gli spettacoli indecenti di Berlusconi e Bertolaso, malgrado chi rideva mentre la città contava i suoi morti.

Oggi si può guardare con maggiore speranza verso il futuro, la ricostruzione è con fatica ripartita, molti studenti hanno deciso di ritornare in quello che da sempre è stato un importante polo universitario italiano, in periferia la maggior parte degli aquilani è rientrata nelle proprie abitazioni e l’attuale governo ha dimostrato un maggiore impegno per restituire al più presto all’Abruzzo il suo bellissimo capoluogo. Lo si doveva agli aquilani, lo si doveva a chi oggi non c’è più.

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