La prova dell’identità

Immigrazione
Un treno con "oltre 500 migranti" a bordo è arrivato alla stazione di Monaco, in Germania, proveniente dall'Austria, 5 settembre 2015. ANSA/CLAUDIO ACCOGLI

Le parole e i gesti della Merkel e di altri leader, stupiscono. Parlare di migranti come opportunità e non solo come ordine pubblico

Ora si vede l’Europa. Ora si vede la svolta, la forza e la bellezza di una identità che sembrava smarrita tra muri e fili spinati, nell’indifferenza senz’anima, nell’aridità che lasciava affondare tanti barconi alla deriva. Si vedono i risultati della spinta solitaria italiana impressa alle burocrazie continentali dal nostro Governo, dopo un cumulo di errori e sottovalutazioni dei Governi precedenti. In pochi mesi, e di fronte a immagini che tolgono il fiato, l’Italia è riuscita a spostare tutte le frontiere nazionali su quelle del vecchio Continente ed a riorganizzare i soccorsi. Un primo miracolo.

Ora si vede l’Europa, e la vedremo anche nella guerra agli scafisti e agli schiavisti ormai all’ordine del giorno. E soprattutto possiamo dirci europei senza più vergognarci, di fronte alla forza della solidarietà concreta degli Stati e ai soccorsi dei volontari di cui noi italiani siamo maestri, nell’accogliere con umanità naufraghi e rifugiati, persone come noi ma improvvisamente private di tutto e trasformate in carne da macello, senza più una piccola patria, una cittadinanza, le vite trasformate in vite da schiavi, profughi da terre da cui sono fuggiti per sfuggire alla morte. L’Europa si è ricordata di essere quel Continente che inventò il welfare, e può ancora dare lezioni di civiltà al mondo perché questo è il suo destino.

Le parole e i gesti della Merkel e di altri leader, stupiscono. Parlare di migranti come opportunità e non solo come ordine pubblico o collegati a stati di tensione e ansia collettiva. Parlare di rifugiati non come oggetti della nostra generosità ma soggetti di diritti e doveri, apre il cuore. Troppo a lungo abbiamo avuto una rappresentazione solo fantastica dei migranti, e sappiamo che l’ignoranza è la chiave del processo che porta al razzismo.

A difendere i muri di Orban lasciamo la dinastia Le Pen, i Salvini e i Grillo. Tutti gioiscono, tranne questa compagnia di allarmi e paure. Chissà se serve ancora ai fini elettorali. Secondo noi adesso serve, e molto, che in ogni Comune d’Italia lo Stato operi e vinca ogni giorno e faccia di tutto perché le storie, le speranze, le sofferenze incontrino i valori della libertà. Quella che deve tornare presto sulle loro terre affinché possano reinventarsi la vita in un’era che gliela ha strappata in forme brutali e che la nostra generazione per fortuna non ha mai visto.

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