La post-verità: quando il principio di uguaglianza si spinge oltre i confini

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An ilustration shows the silhouette of a man in front of a monitor, showing the logos of the social network Google+ and Facebook in Hanover, Germany, 21 September 2011. After Google+ had opened for certain users, now it can be used by everyone. Photo: JULIAN STARATENSCHULTE  -ALLIANCE-INFOPHOTO

Data la sacrosanta uguaglianza di fronte alla legge, molti si credono perciò uguali anche intellettualmente professandosi non solo CT di calcio ma anche scienziati, statisti ecc.

L’Oxford English Dictionary ha di recente eletto “post-truth” come parola dello scorso anno. Questo neologismo sta ad indicare il superamento di una verità riguardo un certo argomento giungendo a far perdere importanza e ad influenzare parte dell’opinione pubblica in maniera totalmente errata.

È infatti allarmante notare come sui social e non solo si riscontri una pesante concentrazione di “bufale” o verità distorte spacciate per veritiere che abbagliano ed indignano comuni cittadini. Ovviamente tranquilli, sono state prodotte grossolane bufale non solo in campo scientifico (vaccini, olio di palma ecc.) ma anche politico da parte di veri e propri vomitatori di bile da tastiera o politici mossi da interessi personali.

Sorge quindi spontaneo chiedersi per quale motivo chi non ha alcun titolo per farlo, si auto-proclami esperto di qualsiasi ambito si tratti. Citando Alexis de Tocqueville, la forza del “principio di uguaglianza” insito nelle democrazie può spingersi oltre i confini entro i quali esercita effetti benefici. Data la sacrosanta uguaglianza di fronte alla legge, molti si credono perciò uguali anche intellettualmente professandosi non solo CT di calcio ma anche scienziati, statisti ecc.

A dare sostegno a questa attitudine interviene il numero, ovvero la convinzione per cui se siamo in tanti a pensarla in un certo modo, significa che siamo dalla parte del vero.

In queste situazioni e riguardo certe tematiche (scientifiche e non solo) non occorre farsi prendere dalla sindrome del complotto, ma sarebbe opportuno semplicemente far appello alla semplificazione chiamata in causa dal pensiero scientifico per cui per ogni ipotesi sollevata esistono esperimenti e quindi risultati che ne possono dimostrare la validità o meno, senza lasciare spazi di dubbio a riguardo.

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