La politica zitta, per un giorno

Terremoto
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Tante volte un terremoto ha portato con sé polemiche furibonde. Oggi no

In questo sfortunato Paese costellato da tragedie naturali mai la politica ha avuto il ritegno di stare zitta come oggi.

Tante volte invece un terremoto ha portato con sé polemiche furibonde. Portò cambi clamorosi di strategia (con il sisma dell’Irpinia del novembre 1980 quando il Pci archiviò definitivamente il compromesso storico). Portò a discutibili utilizzi della sciagura (il G8 convocato da Berlusconi all’Aquila). O vergognosi sciacallaggi travestiti da business (la Cricca, ancora L’Aquila). Questi i casi più clamorosi. Ma perfino il sisma che colpì la civilissima Emilia ebbe qualche strascico polemico, per non parlare dell’alluvione di Genova.

Oggi no. Il che non esclude che fra qualche giorno ci toccherà assistere alla solite baruffe, c’è sempre qualcosa che – ahimè – non va.

E però stavolta è successo qualcosa di nuovo. Il Paese si è unito nel giro di pochissimi minuti, in questa maledetta notte, ed è scattato come un sol uomo: cittadini semplici, istituzioni, governatori di Regione, gli splendidi sindaci dei centri colpiti, tutto si è mosso in modo univoco e con un solo obiettivo, salvare le persone, curarle, assisterle, rincuorarle.

La politica ha seguito questo moto degli italiani. Una volta tanto, si è sintonizzata.

Non vale la pena citare i soliti matti che sui social hanno sciacalleggiato, e nemmeno qualche parlamentare, di destra, grillino o di destra non importa qui specificare, che ha pensato bene di tirare l’acqua al suo mulino. Ma oggi non si discute. Si lavora.

È lo spirito di una Nazione che sa unirsi quando il cielo sta crollando. Non è retorica sperare che della lezione di questa notte la politica sappia fare tesoro anche per il futuro, quando le macerie non ingombreranno più le antiche stradine di quei magnifici borghi dove sono tutti gli italiani, con il pensiero e con il cuore.

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