La politica torni passione

Politica
Il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano a Napoli dove, nel corso di un convegno sui diritti nelle carceri, ha sottolineato la necessita' di una revisione della riforma penitenziaria del '75, 9 giugno 2015.
ANSA/CIRO FUSCO

E’ il momento di chiamare tutti i soggetti della dialettica tra forze politiche o tra governo e opposizione, al massimo senso di responsabilità e ad una visione più “alta”

Caro Alfredo, puoi immaginare come raccolga con animo fraterno la tua “chiamata in causa” nell’articolo pubblicato avantieri su l’Unità. Condivido pienamente il tuo fastidio per “la rissa”, per l’esasperazione rissosa del confronto politico a cui assistiamo. Senza voler suggerire rappresentazioni edulcorate di fasi storiche precedenti, anche e in particolare della vita parlamentare, è un fatto, di cui io e te possiamo dare testimonianza, che mai si era giunti a un simile smarrimento di ogni senso del limite e della misura nella dialettica tra opposti schieramenti politici.

Si può discutere sul come dividere le responsabilità per il punto cui si è arrivati, ma credo che sia davvero il momento di chiamare tutti i soggetti della dialettica tra forze politiche o tra governo e opposizione, al massimo senso di responsabilità e ad una visione più “alta” come tu dici, ad una consapevolezza ben maggiore della portata delle questioni con cui si è chiamati a fare i conti in Italia e in Europa. Tu poni l’accento sul tema, tra gli altri, del “rapporto tra dirigenti e diretti”, nel richiamo al grande processo compiutosi in Italia negli anni successivi alla caduta del fascismo: negli anni della nascita della Repubblica, dell’Assemblea Costituente, dell’avvio di una nuova competizione democratica fondata sui partiti, che rappresentavano e mobilitavano “una nuova soggettività collettiva” e che assumevano come protagonisti “gli esclusi, gli sfruttati, il Mezzogiorno contadino”.

Il mio rapporto con la politica, negli anni iniziali della mia militanza a Napoli, s’imperniò precisamente e l’ho in qualche misura raccontato nella mia autobiografia sull’esplorazione del mondo delle fabbriche, dalla navalmeccanica alla allora ILVA di Bagnoli, sulla presa di conoscenza della realtà operaia e sulla tessitura di relazioni anche personali e umane con rappresentanti di quel mondo e di quella realtà. Certo, come una simile formazione politica e un simile vissuto si possano trasferire nel contesto attuale, nell’ingresso e avanzamento oggi di nuove generazioni nel campo dell’azione politica è cosa non facile da immaginare e prospettare. Ma penso che sia giusto trasmettere, noi – caro Alfredo – quel che a suo tempo abbiamo imparato e contribuito a costruire.

Comunque, cioè, la necessità di concepire la politica in termini di ampio coinvolgimento collettivo, di reale “rapporto tra politica e popolo”, la necessità di operare nuovamente perché (come ho scritto raccogliendo in volume e presentando miei recenti interventi sull’Europa) la politica si faccia passione. È così che vedo lo spazio per dare impulso, nei limiti delle nostre forze in questa per noi tarda stagione, a un riequilibrio e arricchimento del confronto politico, guardando al cambiamento categoricamente necessario per il futuro della democrazia in Italia e in Europa.

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