La politica gentile per combattere il populismo

Politica
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Il comportamento di alcuni senatori nei confronti del presidente emerito Giorgio Napolitano sono l’esempio dell’imbarbarimento della politica

Comunque la si pensi, le immagini viste nei giorni caldi della maratona in Senato, che ha portato al voto fondamentale per il superamento del bicameralismo perfetto, non sono certo uno spettacolo edificante. Soprattutto se pensiamo alla mancanza di rispetto di alcuni senatori delle opposizioni nei confronti del presidente emerito Giorgio Napolitano, che proprio in quell’aula ha tenuto un intervento alto e nobile, a cui assistiamo sempre più di rado, l’immagine che ne viene fuori è di un rafforzamento dell’imbarbarimento del linguaggio e delle pratiche della politica dentro e fuori il palazzo.

Sul linguaggio di odio si sono scritti libri e post, articoli e tweet, eppure nulla è ancora cambiato. Nemmeno la politica ha modificato il suo linguaggio, sul web e nei talkshow, contaminando il dibattito pubblico che oggi si amplifica e si snoda dalle piazze ai socialnetwork. C’è un dato che si riconosce nettamente e che, negli anni, è venuto fuori: l’uso di parole forti e aggressive è attribuibile a una parte del panorama partitico italiano, che va dal solito Grillo, al televisivo Salvini, passando per gli estremi della destra e della sinistra. Il web, ovviamente, è il luogo dove tutto ciò si moltiplica. Viene da chiedersi che fine abbia fatto il mito della partecipazione democratica attraverso la rete. Ormai nessuno ne parla più come una volta.

Che fare?

Innanzitutto iniziare a esercitare la pratica della gentilezza: nei linguaggi, nei modi, nella relazione con l’avversario politico. Ridare nobiltà all’azione politica non è solo una questione legata alla sfera della moralità, ma è anche il modo in cui la politica si racconta e racconta il paese. E che sta diventando l’unico modo con cui molti italiani commentano la stessa politica, facendo il gioco di chi ne alimenta negatività e violenza verbale.

Per fare ciò servono anche uomini e donne pronte a cambiare nettamente il paradigma, partendo da esempi virtuosi. Come spesso capita, è lo sport a darcene uno: Alessandro Del Piero, l’uomo (lo sportivo) dalla storia “di karma, di tenacia, e di classe” (cit. Federico Buffa). Mai una parola di troppo, mai un attacco frontale, nemmeno quando l’accusa più infamante per un calciatore, il doping, lo sfiorò. Lavoro, leadership dimostrata sul campo e fuori, con la classe ed i numeri di un vero campione. Capitano di una squadra che ha conosciuto la Serie B ma che è tornata dopo poco a pestare l’erba dei più importanti stadi europei. È il suo stile a fare la differenza, a renderlo unico e, ancora oggi, esempio di vita e di professionalità. Ha praticato genio e gentilezza dentro e fuori il campo, questo il suo elemento vincente che lo ha fatto entrare di diritto nella storia del calcio.

La politica che non vuole arrendersi ai barbari tragga spunto da queste storie, da questi esempi. Ce ne sono davvero tanti. Restituire eleganza e gentilezza al linguaggio è anche un modo per contrastare l’avanzata sempre più crescente delle forze politiche del populismo e dei respingimenti a colpe di ruspe, non solo dei migranti.

La stagione politica che ci avviamo a vivere può essere un banco di prova straordinario per cambiare il passo.  Le elezioni amministrative delle grandi città, in particolar modo, rappresentano un’opportunità per chi vuol dare al paese un linguaggio migliore per il suo racconto.

Si può partire da qui per contaminare di gentilezza la politica, centrando così due obiettivi: 1) depotenziare quelle forze politiche che usano il linguaggio dell’odio come unica pratica politica; 2) rinsaldare il rapporto tra cittadini e politica recuperandone l’autenticità di un rapporto fondamentale per la democrazia. Oppure si può chiedere a Del Piero di candidarsi sindaco. Ché pure non sarebbe una cattiva idea.

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