La politica è la soluzione

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Republican presidential candidate Donald Trump speaks at a campaign rally, Wednesday, Dec. 16, 2015, in Mesa, Ariz. (ANSA/AP Photo/Matt York)

Trump cercherà di ricucire i pezzi e soltanto il tempo ci dirà se si è trattato di strategia comunicativa oppure se realmente il Trump Presidente sarà diverso dal Trump candidato

«La stampa ha fatto il suo mestiere con un lavoro certosino del controllo dei dati, notando gli errori, le esagerazioni, le invenzioni e le menzogne continue di Trump (..) Ma viviamo in un mondo post-fattuale in cui non conta tanto la verità fattuale, ma la verità emotiva di un discorso (..) Allora, è finita l’era dell’illuminismo in cui sembravano vigere la ragione e la scienza?» ha scritto Alexander Stille su La Repubblica lo scorso 10 novembre.

Molti stanno ancora riflettendo sul nuovo Presidente Usa, quale sarà la sua agenda politica? Il suo successo sancisce davvero l’avvento definitivo dell’era post-fattuale? Ancora, come mai pochi avevano previsto la vittoria di Trump? «Un altro fallimento per i sondaggisti» ha scritto tra le altre cose in un tweet Andrew Chadwick, mentre ad esempio, il prof. Mazzoleni ha suggerito loro di ricordare l’esistenza della «spirale del silenzio». E, a proposito del potere persuasivo dei media, molto è stato scritto sull’influenza esercitata da quelli vecchi e nuovi durante la campagna elettorale americana. Hillary Clinton poteva contare sull’appoggio di molte più testate giornalistiche rispetto a Donald Trump, quest’ultimo però sui social ha più follower rispetto alla candidata democratica sia su Facebook che su Twitter.

Secondo i dati di socialbakers.com il post più popolare di Trump pubblicato il 20 ottobre ha totalizzato oltre 1 milione e 800mila interazioni, mentre il post più popolare della Clinton (8 novembre) ne conta poco oltre le 900mila. Anche su Twitter vince Trump, il suo tweet con più retweet ne conta 344mila contro i 128mila del tweet più popolare dell’avversaria.

La corsa alla Casa Bianca è stata dura e ha creato contrapposizioni forti, eppure ora quelle fratture vanno ricomposte perché una nazione deve comunque mostrarsi compatta dopo aver scelto la sua leadership, dal momento che il destino è sempre, inevitabilmente la comunità. Ne ho avuto un’ulteriore conferma lo scorso fine-settimana a Firenze, dove per il settimo anno consecutivo e per tre giorni, ventiseimila persone hanno sentito forte il desiderio di partecipare alla Leopolda: un luogo laico e aperto della politica, in cui donne e uomini, giovani e meno giovani hanno discusso, ascoltato, goduto del clima di fratellanza e amicizia.

Matteo Renzi durante il suo intervento conclusivo ha affermato: «Noi abbiamo semplicemente preso l’onda, forse l’abbiamo vista un po’ prima ma quell’onda c’era già» ed è esattamente così. A volte la politica, la vita in generale, è come un’onda che arriva verso di noi, non è una minaccia, sono i tempi che cambiano, è il mondo che va avanti e sta a noi capire se restare immobili o no, se subire quell’onda e soccombere oppure cavalcarla. È di questo che stiamo parlando, del futuro e delle tante opportunità che offre. Possiamo decidere di lasciarle scorrere via, oppure possiamo coglierle e trasformarle in qualcosa di favorevole. Tutto questo però si può fare solo insieme, si può fare solo con la consapevolezza di essere una grande, sconfinata storia comune in cui ognuno di noi ha una parte e un ruolo.

Dunque anche dopo una campagna elettorale dura fatta di rivendicazioni reciproche e contrapposizioni, deve sempre arrivare il momento di ricompattarsi per avanzare assieme. Accadrà anche in Usa? Trump cercherà di ricucire i pezzi, di declinare al plurale un linguaggio politico che durante le presidenziali era stato sempre al singolare. «Ora è tempo per l’America di ricucire le ferite della divisione (…) a tutti i Repubblicani e Democratici e indipendenti attraverso questa Nazione, io dico è tempo per noi di stare insieme come un solo popolo», sono solo alcune delle prime affermazioni pronunciate dal 45° Presidente degli Stati Uniti dall’Hilton Hotel a New York dopo aver appreso con certezza l’esito della consultazione elettorale. Sembra inverosimile che siano state pronunciate proprio da lui e soltanto il tempo ci dirà se si è trattato di strategia comunicativa oppure se realmente il Trump Presidente sarà diverso dal Trump candidato. Nel suo memorabile discorso sul risultato delle elezioni Obama ha detto «noi siamo tutti nella stessa squadra» ed è esattamente così. La politica divide per poi unire, è lei la risposta, solo lei è la soluzione. Tutto il resto sono ghirigori, speculazioni sull’ombelico, chiacchiere a manovella.

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