La polemica dell’Anpi e la risposta di Rondolino

Riforme
costituzione

A proposito di un articolo critico sul presidente Smuraglia

Pubblichiamo una lettera della segreteria dell’ANPI all’Unità e la risposta di Fabrizio Rondolino.

 

“Dott. D’Angelis, dopo l’inqualificabile articolo di Rondolino, di venerdì scorso, che ha provocato migliaia diprese di posizione indignate, di proteste, di manifestazioni di solidarietà in tutta Italia, in favore dell’ANPI, abbiamo atteso in questi giorni una qualsiasi dichiarazione dell’Unità, che chiarisse se si era trattato di un articolo sciagurato, scappato dalla penna di un giornalista, oppure di una posizione condivisa dal giornale, di attacco, non solo al Presidente Smuraglia, ma all’ANPI nel suo complesso. Non è arrivato nulla e allora si impongono alcune domande: come mai il Presidente Smuraglia, che fino a due o tre anni fa era richiesto di articoli e interviste da parte dei Direttori dell’Unità, è diventato d’improvviso quello che così bassamente viene decritto nell’articolo? C’è un tentativo di delegittimazione, di Smuraglia e dell’ANPI, in relazione alle recenti posizioni assunte in tema referendario, se non addirittura un tentativo di alzare il tono della polemica e della discussione sulle Riforme, trascinandole ad un livello peraltro assai basso?

Il silenzio fa pensare a tutto questo; e questo è foriero di tempesta: il Paese non ha bisogno di polemiche e di attacchi, e tantomeno di palesi oltraggi ai valori che l’ANPI rappresenta e che il Presidente Smuraglia ha rappresentato, al massimo livello in questi 5 anni di presidenza. In ogni caso stia certa, l’Unità, che non ci faremo intimidire e tanto meno ridurre al silenzio o rinunciare a manifestare con la consueta franchezza le nostre opinioni.

Per il resto crediamo che i primi a giudicare una simile vicenda saranno, come è già avvenuto, molti lettori dell’Unità, che non intendono prestarsi a toni e campagne sciagurate. Per parte nostra conserveremo il ricordo non tanto dell’articolo di Rondolino, che non passerà certamente alla storia, quanto della solidarietà e della affettuosa partecipazione dei tanti che si sono schierati senza esitazione in favore dell’ANPI e del suo Presidente, esprimendo con ogni mezzo e con forza la loro profonda indignazione”.

LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI

Maria Ombra, Marisa Ferro, Carla Argenton, Luciano Guerzoni, Andrea Liparoto, Paolo Papotti.

 

 

“Cari amici dell’Anpi, il mio bisnonno Ferdinando, tra i fondatori del Partito popolare in Piemonte, quando il Duce venne in visita a Cavaglià, il suo paese natale, fu l’unico a sbarrare porte e finestre e a non esporre la bandiera; mio nonno Rinaldo sposò una donna ebrea, il cui fratello, Alessandro Colombo, fu deportato e assassinato ad Auschwitz con la giovane moglie Wanda Foà e la figlia undicenne, Elena; mio padre Gianni, troppo piccolo per andare in montagna, durante la guerra era sfollato in Valsesia, dove i suoi amici più grandicelli l’11 giugno 1944 diedero vita alla seconda repubblica partigiana d’Italia: anche per questo si era iscritto all’Anpi, alla sezione di Camagna Monferrato, il paese di mia madre; lì, da ragazzino, sono cresciuto ascoltando i racconti eroici delle imprese della Banda Lenti e ricordando ogni anno il martirio di Eusebio Giambone, medaglia d’oro al valor militare, nato a Camagna a due passi dalla nostra casa di famiglia e fucilato dai fascisti a Torino il 5 aprile 1944.

Se sfoglio in pubblico l’album di famiglia non è per gloriarmi o per vantare meriti che non ho, ma per sottolineare un punto essenziale: l’antifascismo e la Resistenza sono il tessuto e l’anima del nostro Paese perché sono radicati nella memoria di milioni di famiglie. E’ per questo che l’Anpi sbaglia di grosso, e non fa un buon servizio alla propria causa, quando si schiera con una parte politica – in questo caso il M5s, la Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e una parte della sinistra radicale – contro un’altra – il Partito democratico – su una questione che non ha nulla a che fare con le ragioni dell’associazione.

L’articolo 2 dello statuto dell’Anpi indica infatti, fra gli scopi dell’associazione, anche quello di “concorrere alla piena attuazione, nelle leggi e nel costume, della Costituzione italiana, frutto della guerra di Liberazione, in assoluta fedeltà allo spirito che ne ha dettato gli articoli”. Fra quegli articoli c’è anche il 138, che stabilisce le procedure necessarie per modificare la Carta, a evidente dimostrazione del fatto che i nostri padri costituenti per primi non la consideravano immutabile.

Si può essere contrari alla riforma Renzi-Boschi, ma non se ne può contestare la legittimità costituzionale: e, soprattutto, non si possono brandire i valori della Resistenza per combattere chi sostiene e condivide la riforma, per la fondamentale ragione che proprio quei valori definiscono la cornice democratica al cui interno il governo e la maggioranza si sono scrupolosamente mossi. Se per un caso fortunato tutti i partigiani d’Italia fossero ancora qui con noi, è molto probabile che al referendum di ottobre voterebbero più o meno come il resto degli italiani: perché i partigiani non erano funzionari politici o rivoluzionari di professione, ma normalissimi cittadini costretti dalle circostanze a diventare eroi. E’ questo il motivo per cui la Resistenza ha vinto: perché rappresentava l’Italia, tutta l’Italia. Cari amici, siete liberi di opporvi alla riforma del Senato e del Titolo V. Ma, per favore, lasciate a casa la bandiera dell’Anpi: quella appartiene a tutti.

Cordialmente, Fabrizio Rondolino”.

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