La piazza virtuale non è un pranzo di gala

Politica
Foto Ansa / Daniele Mascolo

Bisogna far sentire le persone parte di una comunità reale. Ma questo lo può fare solamente la politica

L’agorà virtuale offerta dalla rete rappresenta davvero lo spazio preminente in cui si muove lo zôon politikòn dei giorni nostri? È la declinazione moderna del civismo oppure è addirittura una sua involuzione? In via teorica, il web consente di indagare tutte le letture possibili di una notizia, di sviluppare un’opinione in merito e di discuterne con altri, ma concretamente quale contributo apporta al confronto e al dibattito pubblico? «Se tu hai una mela e io ho una mela e ce le scambiamo, abbiamo sempre una mela per uno. Ma se tu hai un’idea e io ho un’idea e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee» scriveva George Bernard Shaw. Vale anche per la rete? Quanti, dopo aver “navigato” possono dire di aver davvero opinioni più chiare in merito all’argomento oggetto delle proprie ricerche, soprattutto a seguito degli scambi con altri utenti?

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