La peste degli ulivi

Dal giornale
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La Xylella attacca l’oro della Puglia, area con la quota maggiore di produzione nazionale di olio extra-vergine d’oliva

È l’ultimo avvincente thriller rimasto senza colpevole. Anzi il fantathriller della Xylella fastidiosa, il batterio che sapevamo fino a due giorni fa untore della peste degli ulivi pugliesi, l’assassino di piante monumentali, millenarie o secolari che sono incredibili opere d’arte scolpite dal tempo e dal vento e raccontano identità, storia e paesaggio ma vengono seccate dal parassita che sfregia l’alto Salento e minaccia altre regioni e la risalita verso l’Europa. La Xylella attacca l’oro della Puglia, area con la quota maggiore di produzione nazionale di olio extra-vergine d’oliva (37%). Ma se l’ulivo è un sentimento, simbolo di identità e appartenenza, la difesa dal killer è finita nel caos e in alto mare e nella conflittualità tra apparati e organi dello Stato. A decidere cosa fare o non fare in un campo dove la prima e l’ultima parola spetta alla scienza, è stato un magistrato che ha dovuto sentenziare da giudice-scienziato-fitopatologo

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