La percezione del rischio (che non sempre ci aiuta… )

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Si chiama percezione del rischio. Le cose grandi ci spaventano. Quelle piccole, ben più pericolose, no

Che cosa percepiamo come “rischio”, soprattutto come un grande rischio, e quale è invece la realtà dei fatti? Pochi giorni fa l’ennesima esplosione in una palazzina di Milano, dovuta ad una fuga di gas, è costata la vita a 3 persone, più 9 feriti alcuni assai gravi.

Incidenti come questo hanno una certa frequenza e comportano la morte di alcune decine di persone ogni anno, oltre a ingenti danni materiali. Ma la percezione di questo tipo di rischio è assolutamente sottostimata. Il gas che con le sue esplosioni richiama attenzione non è poi il pericolo maggiore.

Ci sono luoghi che istintivamente identifichiamo come sicuri, quasi un’estensione della nostra persona, dove si annidano minacce ben maggiori. Gli incidenti domestici per esempio provocano fra le 5.000 e le 8.000 vittime ogni anno su un totale di alcuni milioni di eventi negativi, con conseguenze minori, ma non insignificanti come fratture, scottature, tagli, contusioni etc… La cucina è il luogo pericoloso d’eccellenza insieme alla stanza da bagno. Più del 60% delle vittime è rappresentato da donne e percentuali alte si registrano fra gli anziani e i bambini. Al secondo posto la nostra automobile, che chiede un tributo di più di 3000 morti all’anno e un numero sterminato di feriti, invalidi, ecc.

Almeno in questo caso possiamo però registrare miglioramenti importanti se li confrontiamo con i 7.000 morti di circa 10 anni fa. Ma ancora siamo al secondo posto in Europa. Sicuramente siamo più preoccupati quando saliamo in aereo di quanto lo siamo nel metterci al volante. Si chiama percezione del rischio. Le cose grandi ci spaventano. Quelle piccole, ben più pericolose, no.

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