La partita del cuore

Referendum
Un momento delle dichiarazioni di voto finali del disegno di legge sulle Riforme Costituzionali alla Camera dei Deputati, Roma, 12 Aprile 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Ci sono storie di ordinaria burocrazia barocca e di democrazia parlamentare paralizzata. Eppure c’è chi si è affezionato

Di tanto in tanto noi italiani perdiamo la memoria, ma fortunatamente, nell’archivio della memoria pubblica sono ammassati talmente tanti file e basta aprirli, rivederli e rileggerli, per ritrovare l’Italia bloccata, e farsi un’idea di cosa parliamo quando parliamo di referendum costituzionale. Ieri, per dire, il domenicale di Eugenio Scalfari su Repubblica aveva il titolo ultimativo: “Se Renzi diventerà padrone sarà per tutti un disastro”. Peccato che il disastro vero lo ha ben raccontato e denunciato per decenni lo stesso Scalfari, ed è nell’hard disk della peggio Italia dove troviamo mille storie di politici felici e incoscienti che promettevano di semplificarci la vita ma non lo hanno mai fatto per l’ambiguità del potere che diceva una cosa e poi la ribaltava e ne faceva un’altra, spolpando le casse pubbliche, complicando ogni scelta e aumentando tasse, alimentando sprechi e una spesa pubblica fuori controllo con corruzione incorporata, lasciando la macchina statale in uno stato di sbando collettivo soprattutto verso Sud e scavando un baratro tra lo Stato e gli italiani.

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