La nostra identità, forte perché si evolve

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Per aprire il dialogo con le componenti più integrate delle comunità islamiche servono leader forti, con una visione di lungo periodo

Ho trovato estremamente lucido l’articolo di Walter Veltroni perché riflette su due elementi imprescindibili nella discussione su quanto sta accadendo. Intanto ragiona su cosa è la nostra società e sui valori sui quali è stata costruita. La nostra identità si basa sulla libertà, che in fondo è coscienza delle diversità, ed è questo un valore essenziale per la vita associata e sul quale non si possono compiere passi indietro. In secondo luogo, si sottolinea la necessità di leader che tengano i cittadini a distanza dagli isterismi e, soprattutto, che non li alimentino con discorsi e politiche. E, ancora, illuminante il passaggio sulla secolarizzazione e sul dialogo.

Carlo Maria Martini a proposito di integrazione e accoglienza diceva: “È necessario far comprendere a quei nuovi immigrati che provenissero da Paesi dove le norme civili sono regolate dalla sola religione e dove religione e Stato formano un’unità indissolubile, che nei nostri Paesi i rapporti tra lo Stato e le organizzazioni religiose sono profondamente diversi” (Discorso alla città, 6 dicembre 1990).

Il dialogo ovviamente non può esserci con chi vuole distruggere la nostra società ma deve coinvolgere le componenti più integrate della comunità musulmana che abitano la nostra città, perché diffondano il messaggio che la religiosità personale può esistere in una società laica dove sia rispettato il pluralismo religioso. Sarà, questo, un percorso lungo e difficile e ora, più che mai, sono necessari leader forti, capaci, che abbiano una visione di lungo periodo, statisti insomma.

I problemi difficili non hanno soluzioni semplici. Non si deve rispondere in fretta ai terroristi. La loro è una strategia che li porterà a vincere numerose e isolate battaglie (è un rischio che corriamo) ma alla fine la guerra la perderanno. Perderanno perché la civiltà occidentale secolarizzata non è un passaggio ma un approdo, una conquista che non possiamo permetterci nemmeno il lusso di pensare di dare indietro. La grande forza della nostra identità culturale è proprio la sua capacità evolutiva, una capacità di assorbire e integrare influenze esterne che invece l’Islam “radicale” e alcuni sostenitori di un nazionalismo vetusto pensano essere una debolezza. Che grande sfida abbiamo davanti! Una sfida che non possiamo aver paura di affrontare.

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