La nostalgia in amore. “Run River”, gran romanzo americano

Pensieri e Parole
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Il romanzo d’esordio di Joan Didion

Esprimi un desiderio e poi realizzalo, e se decidi di essere la più felice puoi esserlo. Le diceva così suo padre.

Ma basta poco perché gli scenari cambino e le certezze si incrinino. Esaudire le proprie voglie, ammesso che si possa, è davvero una ricompensa? si chiede Lily, ormai moglie e madre.

Run River, romanzo d’esordio di Joan Didion, pubblicato per la prima volta nel 1963 (in Italia edito dal Saggiatore) è la saga di una famiglia a cavallo fra due epoche. Il sogno americano, spingersi verso il confine, oltrepassarlo per reinventarsi una vita. Dall’altra parte, invece, la mancanza di frontiere da inseguire. Se c’è una cosa che Lily, il marito Everett e Ryder, il suo amante, hanno in comune è che nessuna delle loro decisioni ha delle conseguenze. Le intenzioni restano un passo indietro, fuori dal tempo come un risveglio che ha in sé l’opacità di un sogno. La nostalgia, semmai. E un desiderio che non sa trovare posto.

Mentre si rende conto che Ryder la trova noiosa, come spesso lei lo trova a sua volta, Lily pensa con ammirazione ai personaggi dei film. Che quando non riescono a parlarsi si salutano, rinunciano, prendono decisioni: ricomincio da zero, come fossero lobotomizzati. È un po’ tardi per scegliere, bisbiglia lei a suo marito. E poi pensa: come se non fosse stato sempre così.

Perché a volte la nostalgia non si orienta dietro a una mancanza vera e propria. Nessun luogo da rimpiangere, né una persona precisa. È piuttosto il senso di un passato che non ci riguarda, ma di cui subiamo comunque la perdita.

Milan Kundera ne L’Ignoranza, ragiona a lungo sul significato di nostalgia. In greco, ritorno si dice nòstos mentre àlgos significa sofferenza. Nostalgia, quindi, come desiderio di tornare e impossibilità di farlo.

La maggioranza di noi europei utilizza una parola di origine greca, e poi altre parole che nascono dalle lingue nazionali. Ciascuna lingua nasconde una sfumatura di senso diverso. Se in inglese il termine homesickness esprime solo il rimpianto della propria terra, in spagnolo anoranza deriva dal catalano enyorar, che è figlio del latino ignorare. Così che la nostalgia non indica solo la tristezza di non poter tornare.

Ma appare come la sofferenza dell’ignoranza. Sei lontano e non so cosa fai, quello che pensi.

I protagonisti di Run River si situano in una geografia stretta stretta. I confini del ranch di famiglia o poco più. Nessun viaggio e nessuna perdita. Ma la nostalgia è sempre presente. Una nostalgia non del tutto autentica, né completamente immaginaria. Come se le settimane accadessero fuori dal tempo, e come se un giorno potesse ancora capitarvi per sbaglio.

Un giorno qualsiasi in cui il dolore dell’ignoranza – non capire cosa si agiti dietro l’indifferenza di suo marito, ad esempio – si assottigli un po’. Perché a volte non serve andare lontano per avvertire un’assenza. Spesso capita il contrario. Stare insieme, tra balli a casa di amici e bourbon distesi sul letto, stare insieme e allo stesso tempo lasciarsi andare. Amarsi senza l’obbligo di conoscersi troppo, parlare per non farlo o rimandare a domani.

È un amore pieno di imperfezioni quello fra Lily e Everett, pieno di solitudini.

Ma proprio per questo è un legame che riesce a commuovere. Si prova un dolore nella distanza dell’altro – non sai chi sono, forse non puoi saperlo – che è il presupposto di qualsiasi sentimento. Anche chi cede all’illusione di una scelta, chi compie l’azzardo di inseguire il desiderio, si trova di fronte allo stesso muro.

La sofferenza dell’ignoranza – cosa sei e cosa deciderai di fare – è una forma di nostalgia che l’amore deve mettere in conto. Chi più di meno, tutti noi, da sempre.

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