La nomination di Hillary è un evento storico, stiamo rompendo il tetto di cristallo

Usa2016
epa05128298 Democratic presidential candidate Hillary Clinton Hillary Clinton speaks to supporters at a rally in Marshalltown, Iowa, 26 January 2016. The Iowa Caucus will be held 01 February 2016 and is the first official test of candidates seeking their parties nominations.  EPA/LARRY W. SMITH

La prima scelta al femminile nella corsa alla Casa Bianca ha la potenza di un fatto storico, non meno di quello che accadde otto anni fa

Non è parzialità di genere, è la sensazione netta di vivere un momento eccezionale. Questa di Filadelfia per noi donne non è una convention, ma La convention. La prima scelta al femminile nella corsa alla Casa Bianca ha la potenza di un fatto storico, non meno di quello che accadde otto anni fa quando l’investitura fu per il primo candidato afroamericano della storia Usa. So bene che una leadership femminile non è, di per sé, garanzia di una superiore qualità civile nell’esercizio del potere.

Abbiamo visto negli anni leadership non particolarmente attente a quei temi che, nell’immaginario diffuso, sono considerati tipici di una sensibilità delle donne: le disuguaglianze, la povertà, la famiglia, le pari opportunità, la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro. Ma, anche per la robusta caratterizzazione sociale del suo programma, la nomination di Hillary Clinton merita di essere considerata come un avvenimento capace di parlare ben oltre i confini degli Stati Uniti. Dice, con la forza dei simboli e con la pervasività attuale dei media, che siamo riuscite a sfondare un altro pezzo del famigerato «tetto di cristallo» che da sempre grava sul nostro genere.

Anche Hillary, persino lei – esponente di una società evoluta come quella statunitense, ed appartenente ad un ceto colto e agiato – ha dovuto fare i conti con i pregiudizi e superare ostacoli molto più alti di quelli che toccano a un uomo. Le sono state riservate anche volgarità, in quanto donna non più giovanissima, e per questo oggetto di scherno da parte del maschilismo diffuso. Perché a una donna si chiede sempre di essere giovane, attraente, in forma. Per poi magari offenderla proprio su questo versante. Mentre nessuno – per restare alla competizione tra i democratici Usa – si è sognato di chiedere imperitura giovinezza a Bernie Sanders.

Lei ha risposto con energia, rivendicando con orgoglio il fatto di essere nonna: è la prima caratteristica che descrive di sé sul suo profilo Twitter. Anche per questo è straordinario ciò che sta accadendo in questi giorni a Filadelfia. Un evento che costituisce una grande iniezione di fiducia per le donne di tutto il mondo. Vale anche per noi in Italia, dove celebriamo proprio quest’anno il settantesimo del voto femminile. Sappiamo di aver fatto tanta strada, ma di averne altrettanta da percorrere.

Con il rischio però che si perda la determinazione con le quale hanno combattuto le nostre nonne e le nostre madri. Le ragazze di oggi sono talvolta portate a dare per scontati i diritti che abbiamo conquistato: sono cresciute in un ambiente dove queste garanzie già c’erano, naturali come l’aria che si respira. Mi auguro che la nomination di Hillary parli soprattutto a loro: per dire a queste nostre ragazze che con lo studio, la preparazione, l’impegno, l’autostima, nessun traguardo è troppo lontano da raggiungere.

Per dire che finalmente il genere non è più un impedimento. È per questa ragione che a Montecitorio ho voluto allestire una Sala delle Donne, che dà conto del nostro percorso nelle istituzioni della Repubblica e si chiude – dopo una lunga serie di foto – con tre specchi. Indicano i tre incarichi – Presidente della Repubblica, Presidente del Senato, Presidente del Consiglio – che in Italia ancora mai nessuna donna ha ricoperto. Accanto c’è una scritta: «Potresti essere tu la prima». Qualche ragazza, durante la visita alla Camera, si sofferma per scattare un selfie insieme alle amiche. Sta scherzando, ma forse sta anche pensando ad una società più uguale e dunque più giusta.

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