La nomina del nuovo ministro? Cosa farebbe Matteo Underwood

Castelli di carte
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Abbiamo provato, per gioco, ad adattare alcuni dei passaggi più noti della storia di House of Cards all’attuale situazione politica italiana. Ecco cosa è venuto fuori

Dopo una lunga serata di riflessione, passata come tutte le altre a Palazzo Chigi ad allenarsi con il vogatore e a giocare alla playstation, Matteo Underwood, forte anche dell’appoggio della first lady Agnese Hale Underwood, decide di mettere in atto il suo piano ad effetto. Chiama la sua cronista di fiducia, Maria Teresa Barnes, in piena notte, sgattaiola fuori da Palazzo Chigi eludendo il controllo della scorta, e la raggiunge nei bassi fondi della Capitale per passarle la notizia che dovrà comparire il giorno dopo sull’Herald della Sera: “Il presidente ha chiesto al suo rivale di sempre Pier Luigi Dunbar di assumere il ruolo di ministro dello Sviluppo economico. La sua esperienza passata alla guida di un dicastero cruciale come quello dello Sviluppo sarà fondamentale per dare nuova linfa alla già avviata ripartenza dell’Italia nel suo percorso di uscita dalla crisi economica. #lavoltabuona”.

Il giorno dopo, nella pace della sua casa di campagna di Bettola, dove si era ritirato per fare “numerose passeggiate e riposate”, Dunbar, letta la notizia, trasecola. Nessuno in realtà lo ha chiamato proponendogli il ministro dello Sviluppo, sono settimane che non sente il presidente. Però la notizia ormai c’è e non si può ignorare. Che fare? Accettare l’offerta del presidente oppure declinare? Pier Luigi è afflitto da mille dubbi. Il suo peso politico all’interno del gruppo dei democratici al Congresso è ancora rilevante, la sua forza è determinata soprattutto dalla strenua opposizione all’amministrazione di Matteo Underwood, sta preparando, insieme ai suoi scudieri, l’assalto alla leadership in vista della prossima convention. Entrare a far parte del governo significherebbe, di fatto, rendere vano quanto fatto negli ultimi mesi. Al tempo stesso, però, è tentato dall’idea di accettare, per tentare di condizionare, da dentro, l’azione dell’esecutivo.

Prova così a mettersi in contatto con il presidente ma il braccio destro di Matteo, Doug Nomfup Stamper, si frappone al colloquio diretto tra i due e parla lui con il potenziale ministro. “Caro Pier Luigi, se accetterai dovrai sottostare alla legge di Maria Elena Sharp, è lei che controlla tutto nel dettaglio e approva ogni singola decisione dei ministeri”. Parole inaccettabili per Dunbar, che decide così di rifiutare l’offerta. Il piano di Matteo Underwood sembra prendere corpo. Nomfup Stamper comunica a Maria Teresa Barnes che Pier Luigi Dunbar ha rifiutato l’offerta del presidente e il giorno dopo l’Herald della Sera titola: “Pier Luigi Dunbar sbatte la porta in faccia a Matteo Underwood”.

Apriti cielo. Il gruppo dei democratici al Congresso è in subbuglio, in molti non approvano la decisione di Pier Luigi Dunbar. La corrente che fa capo a lui si spacca tra chi è d’accordo con la sua scelta e chi è contrario, i grandi elettori sono spaesati, la corsa verso la convention si complica. A Palazzo Chigi si fregano le mani, il presidente mantiene l’interim per qualche altra settimana ed ora ha le mani libere, soprattutto sul fronte delle Unions, per scegliere il candidato a lui più gradito. Magari una donna (così si mantiene l’equilibrio di genere all’interno del governo) e preferibilmente un profilo a lui politicamente più fedele.  

Il piano è perfettamente riuscito. Matteo e Agnese, che fanno capolino tra lo studio ovale di Palazzo Chigi e il loro appartamento presidenziale, se ne compiacciono. Fumano una sigaretta prima che lei vada a dormire. Il presidente esce di nuovo dal palazzo, di soppiatto, insieme al fido Franco Meechum: li aspetta Freddy, loro caro amico afroamericano, con le sue “costolette migliori della città”. 


Se si parla di strategia politica, oggi come oggi, il pensiero corre immediatamente ad House of Cards, la serie tv diventata cult, in cui il protagonista Kevin Spacey interpreta il ruolo di Frank Underwood, uno spregiudicato politico americano che ha utilizzato tutti (ma proprio tutti) i mezzi a sua disposizione per favorire la sua corsa alla Casa Bianca.

Quello che proponiamo qui non è niente di più che un gioco e gli scenari di cui parliamo non sono frutto di retroscena particolari o informazioni di cui siamo a conoscenza. Pura e semplice fantasia.

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