La moneta unica ha svoltato. I paradisi fiscali sono diventati un inferno

Economia
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E le sorelle del rating non potranno più colpire a freddo

Dopo anni di crisi, forse l’euro ha svoltato. Non solo perché ha retto alla terza crisi greca l’estate scorsa, ma in quanto stanno venendo meno i due maggiori fattori di instabilità monetaria che hanno comportato nel periodo 2009-2012 le maggiori turbolenze sui mercati: il predominio delle agenzie di rating e la fuga dei capitali nei paradisi fiscali europei. Sul primo punto, che è ancora agli onori delle cronache giudiziarie per via delle inchieste e dei processi portati avanti dalla Procura di Trani, c’è da registrare una decisione storica che arriva d’oltreoceano e che potrebbe essere l’avvio di una nuova epoca anche da noi. La Sec, la Consob americana, ha da poco tolto il monopolio dei giudizi di merito alle tre sorelle del rating, regine incontrastate nell’era delle bolle finanziarie e dei mutui sub-prime. In particolare, il garante della borsa statunitense ha stabilito che dallo scorso primo ottobre i gestori dei money market non saranno più tenuti, né tantomeno obbligati, a fare affidamento ai voti espressi da Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch nel selezionare i loro titoli sicuri. Tutte le società promotrici dovranno avere al loro interno strutture in grado di valutare i coefficienti di rischio per gli investitori. E’ una piccola cosa che può avere una portata storica perché responsabilizza proprio coloro che a volte, sulla base di giudizi sbagliati, hanno minacciato la tenuta stessa del sistema nella fase più acuta post fallimento della Lehman Brothers. Peraltro, anche l’Italia ne sa qualcosa, ripetutamente declassata nei primi anni del secondo decennio dalle agenzie di rating, a volte proprio nel momento in cui il paese produceva il massimo sforzo di risanamento (basti pensare che Roma ha ancora un voto bassissimo rispetto agli altri europartners).

Il secondo elemento che induce a pensare che la moneta unica sia piuttosto al riparo insieme ai suoi stati membri, è l’inarrestabile fine dei paradisi fiscali. A partire dalla Svizzera, porto considerato sicuro fino al 2010, anno in cui si registrarono massicce fughe di capitali dai paesi Piigs dell’Unione Europea (aggiungendo a Portogallo, Spagna, Grecia e Irlanda anche l’Italia). Quello che è successo la scorsa settimana è emblematico: prima il fisco olandese ha richiesto a Ubs l’elenco dei contribuenti olandesi che hanno conti non ancora regolarizzati e la banca elvetica ha deciso di aderire a questa richiesta; poi il direttore centrale dell’Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi, ha dichiarato a ItaliaOggi che anche l’Amministrazione italiana si prepara a fare analoga richiesta alle banche dei paesi con i quali è stato di recente stipulato un trattato per lo scambio di informazioni, in prima fila proprio il paese dei Cantoni.

Il risultato è chiaro: i contribuenti italiani con conti non ancora regolarizzati verranno segnalati dalle banche stesse all’Erario. Meglio quindi far rientrare i propri soldi, utilizzando la voluntary disclosure che il governo Renzi ha prorogato al 30 novembre ma che forse potrebbe diventare stabile, proprio in virtù della fine del segreto bancario. Gli evasori italiani dovrebbero in teoria avere poco scampo, almeno nel comune spazio europeo. Il Fisco chiederà infatti i loro dati, qualora non abbiano già regolarizzato i propri conti, alle amministrazioni degli ex-paradisi, a partire dalla data di sottoscrizione degli accordi con i medesimi, e cioè il 23 febbraio 2015 per la Svizzera, il 26 febbraio 2015 per il Liechtenstein e il 2 marzo 2015 per il Principato di Monaco. Analoghe mosse sono in via di risoluzione in tutti gli altri paesi Ue, Germania compresa.

Se nei territori nazionali rientreranno cosi’ centinaia di miliardi di euro e nello stesso tempo le finanze pubbliche non saranno più soggette alla tirannia del rating, ciascun governo avrà maggiore agibilità per rilanciare le politiche per lo sviluppo di cui tutta Europa ha un gran bisogno. In quel momento, l’euro sarà diventato davvero irreversibile e gli investimenti un po’ più sicuri.

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