La minoranza sbaglia, è questo il partito nato al Lingotto

Pd
Il premier Matteo Renzi a Bologna alla chiusura della Festa nazionale dell'Unità edizione speciale per i 70 anni dalla fondazione al parco della Montagnola. Bologna, 3 maggio 2015.

Il dibattito “fretta” vs “riflessione” è durato fin troppo

“È stata la segreteria Bersani ad essere un’anomalia, tant’è che non è riuscita a raggiungere gli obiettivi che si era prefissa perché la cultura politica prevalente nel Pd aveva un segno diverso”. Prendo in prestito le parole usate da Stefano Fassina nel suo addio al Pd per dire una cosa banale, anche scontata: il Pd di Matteo Renzi non è una variante impazzita del progetto originario. Non è lo snaturamento dell’idea nata al Lingotto ormai otto fa. Il Pd guidato da Renzi, che non si trova lì per caso ma perché ha vinto le convenzioni fra gli iscritti e le primarie fra gli elettori poi, è finalmente quel grande partito riformista che avevamo sognato.

Un partito veramente riformista, una forza maggioritaria capace di parlare al centro e alla sinistra che archivia una volta per tutte la sciagurata stagione della corte spietata a Casini per il voto moderato e delle foto di Vasto con Vendola e Di Pietro per il voto della sinistra. Questo Pd altro non è che la naturale prosecuzione de l’Ulivo, di cui riprende le tesi su legge elettorale e superamento del bicameralismo.

Francamente mi lascia non poco perplesso il dibattito su “fretta” vs “riflessione” o fra “decisione” vs “contenuti”. A me pare che si sia discusso fin troppo di queste cose. Io capisco che chi si senta orfano di quel patto di sindacato fra correnti che puntellava la segreteria Bersani possa vivere un momento di spaesamento. Durante quei lunghi quattro anni ci eravamo abituati ad un partito “discutente ma non decidente”. Ma una democrazia che non decide non è democrazia. Così come un partito che non decide non è un partito.

Non è un’eresia votare in democrazia. È semmai distorta l’idea di una minoranza che pretende di tenere in ostaggio la maggioranza. È assurda l’idea di poter piegare anche le istituzioni per la lotta correntizia di chi non si è ancora abituato all’idea di aver perso il congresso.

L’unica cosa che mi sento di rimproverare al mio segretario è proprio quella di non fare abbastanza il segretario: c’è da ripensare il partito e le forme di partecipazione alla sua vita democratica.

(foto Ansa)

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