La minoranza Pd e la sindrome del pallone

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Il rispetto dovrebbe essere reciproco, la minoranza non può solo chiederlo, ma devei anche darlo

Condivido, e sottoscrivo per intero, il contenuto del contributo di Marco Zonetti. Del resto, è  quello che penso, dico  e scrivo da almeno due anni. Cioè da quando le minoranze dem, e gli esponenti del Partito di Bersani  in particolare, hanno iniziato  a logorare ed a delegittimare il loro Segretario/Presidente del Consiglio,con attacchi continui.

Non mi era mai capitato di assistere ad un modo di fare politica che reputo indecente, immorale: una parte del Partito che stronca molti provvedimenti del proprio Governo, dando una mano all’opposizione, anche nei giudizi su Renzi. Ancora oggi leggo che Emiliano lo accusa di essere amico dei banchieri, dei petrolieri etc.. Che schifo! Che livello penoso di dibattito interno, che le minoranze vorrebbero “serio ed approfondito”.

Attacchi che, anziché attenuarsi con le dimissioni di Renzi dalla Presidenza del Consiglio, si sono ulteriormente accentuati, in particolare dopo la sentenza della Corte costituzionale che non ha bocciato i capilista bloccati. Questi signori hanno una strana idea della democrazia interna; sembrano come quel ragazzino che, invitato a giocare a calcio e proprietario del pallone, dica: va bene, ma purché vinca io, altrimenti porto via il pallone.

Tra l’altro, le minoranze non sono neanche d’accordo tra di loro sui tempi e le modalità della partita. C’è chi  vuole il congresso subito; chi lo vuole subito ma non troppo, chi vuole prima la legge elettorale e poi il comgresso; chi vuole prima il congresso e poi la legge elettorale. Tutti, invece, chiedono un “congresso serio” e non”semplici gazebarie”.  Vorrei sapere cosa intendono per “congresso serio”: è tale solo se vince un “antirenziano”? I Congressi del PD non sono stati sempre seri? Con mozioni, discussioni e votazioni nei Circoli e poi con le Primarie?

Intanto, quello che emerge, che va sulla stampa ed in televisione (con alcune trasmissioni ben liete di offrire uno spazio privilegiato a chiunque attacchi Renzi), è uno spettacolo desolante, che allontana simpatizzanti, iscritti ed elettori. Caro Speranza e caro Bersani, nonchè compagno D’Alema: più che le politiche di Renzi, sono le risse, le divisioni e le lotte interne ad allontanare gli elettori.

Non dimentichiamo, poi,  che gli Italiani sono, per lo più, moderati tendenti a destra. Lo dimostrano i decenni di successi della DC (nonostante un PCI fortissimo), i successi elettorali di Berlusconi, gli attuali consensi di Grillo e Salvini. E, per converso, gli scarsissimi consensi della sinistra “radicale”.

Adesso c’è in gioco anche la proposta di Pisapia di una “campo progressista” che si allei con il PD per governare il Paese. Ma vedo, da parte di esponenti dentro e fuori il PD, quella che sembra una “conditio sine qua non”: va bene, purchè il PD non sia guidato da Renzi ed il candidato  alla Presidenza del Consiglio non sia Renzi. Insomma un PD “derenzizzato” ed un Governo
parimenti “derenzizzato”. Sembra di sentire  De Magistris, il Masaniello de noantri, che ha dichiarato Napoli “Comune derenzizzato”.

Questa sembra la posizione di Emiliano, di Scotto; mentre i bersaniani non mi pare si siano espressi sulla proposta di Pisapia (chissà perché?).

Pisapia ha dimostrato di avere tale autorevolezza, nell’ambito della sinistra, da riuscire nel “miracolo” di portare alla vittoria Sala quale Sindaco di Milano. E’ noto che Sala non fosse il candidato di Pisapia, ma dopo le Primarie, mentre SEL era incline a non appoggiare Sala (come  scrivevo prima: o vinco o porto via il pallone!), Pisapia è riuscito a tenere unito il centrosinistra, consentendo a Sala di diventare Sindaco. Cosa, invece, non avvenuta a Torino, dove Airaudo ha raccolto un misero 2,5%.

Continuo questo intervento, scritto a puntate, il giorno dopo la Direzione del PD. Il Segretario di cui ho ascoltato la relazione introduttiva, ha usato la stessa metafora di cui scrivevo sopra: o si fa come diciamo noi, o portiamo via il pallone! Questa minaccia ( questo ricatto ?) della scissione è ormai diventata stucchevole e vergognosa.

Caro Pierluigi, non ti sfiora il dubbio che se “parte del nostro popolo non ci sopporta più” sia in realtà la conseguenza di queste
continue liti, del correntismo esasperato, di una parte del Partito che assume posizione diverse, opposte, su alcune riforme, sulla revisione costituzionale, etc.? Non pensi, compagno Bersani, che sia questo a disorientare la base, a farla allontanare dal Partito? Ne costituisce esempio mia moglie, conosciuta 40 anni fa alla sezione del PCI: mi dice che è  talmente stufa delle liti e delle divisioni interne, che non vuole più  votare, né alle Primarie, né alle elezioni.

Adesso pare che Bersani minacci la scissione per il calendario (come ha osservato ieri il Segretario) e non è certa la partecipazione all’Assemblea . Temo che Bersani si stia “dalemizzando” (mi si passi il neologismo) sempre di più. Sento dire da molti esponenti della minoranza ( a partire da Cuperlo, che peraltro sta facendo il possibile per evitare un’ipotesi di scissione, che viene evocata da Bersani e D’Alema,ma di cui non mi pare che Cuperlo abbia mai parlato: anzi dice espressamente che  dalle scissioni la sinistra à uscita sempre più debole), che  è il Segretario che deve fare la sintesi, che deve  lavorare per l’unità del Partito, con il dialogo ed accogliendo le proposte della minoranza.

Io sono d’accordo sul fatto che Renzi dovrebbe avere maggiore  propensione all’ascolto ed alla condivisione. Ma come fai a dialogare con chi ti attacca ogni giorno, con chi ti definisce venditore di pentole o amico dei banchieri e dei petrolieri o emulo di Berlusconi?

Il rispetto dovrebbe essere reciproco, non puoi solo chiederlo, ma devi anche darlo. E intanto, mentre noi litighiamo se fare il Congresso ad aprile, a giugno o a settembre, i populismi avanzano, la sinistra c.d radicale si chiude in una riserva indiana, l’Europa continua a non capire il vento e continua a chiedere austerità e a non agire sul problema dei migranti.

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