La minoranza non fermi il cambiamento del Pd

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Former Democratic Party (PD) chief Pier Luigi Bersani (L) and Italy's new Prime Minister Matteo Renzi (R) during the Party of European Socialists (PES) congress in Rome, Italy, 01 March 2014. The PES is holding its annual congress in Rome on 28 February and 01 March. ANSA/ FABIO FRUSTACI

Le difficoltà del partito sono legate alla difficile transizione dalla “ditta” alla nuova narrazione renziana

Si è molto dibattuto ultimamente sulla salute del Partito democratico e spesso si è messo a confronto lo scarso appeal partitico con l’indubbio consenso di cui gode il suo segretario Matteo Renzi. Effettivamente il partito a livello territoriale vive una lunga fase di difficile transizione dalla ‘’ditta’’ bersaniana che spesso, arroccandosi su posizioni pregiudizialmente contrarie, rifiuta categoricamente di adattarsi alla nuova narrazione renziana, alla comunità immaginata dal premier.

Da questa strana convergenza – un leader autorevole a capo di un governo apprezzato, ma un partito spesso fiacco e ambiguo – nascono le difficoltà in cui il Pd si è imbattuto nell’ultimo anno. Infatti, basta osservare le percentuali tra amministrative ed europee per rendersi conto dello iato esistente fra il forte ed autorevole partito nazionale e invece quello contraddittorio a livello locale. Spesso si ha la sensazione che la più grande forza di opposizione all’attuale governo risieda proprio in una minoranza partitica improduttivamente guerresca, che preferisce bloccare il manifesto e palese cambiamento renziano, invece di fornire il suo necessario e imprescindibile supporto. Questo atteggiamento è il motivo per cui spesso i cittadini non riescono a fidarsi totalmente di un partito, che, soffrendo di un dannoso bifrontismo, non riesce a fornire la chiarezza necessaria per risultare totalmente credibile.

Emblematica in questo senso è la vicenda veneziana delle elezioni amministrative del 2014, vinte dall’imprenditore Luigi Brugnaro. Il candidato del Pd si chiamava Felice Casson. Senatore e autorevole membro della minoranza più intransigente, Casson era (ed è) solito votare contro la gran parte dei provvedimenti dell’attuale governo. Risulta evidente che il senatore non poteva avere l’audacia di rappresentare il nuovo apprezzato corso. Infatti, la prevedibile sconfitta giunse puntuale al ballottaggio contro Brugnaro, che osò definirsi ‘’il vero candidato renziano’’.

Urge un repentino allineamento tra i due volti antitetici, che permetta a tanti giovani appassionati e capaci la possibilità di spiegare, anche localmente, che il nuovo Partito democratico di Matteo Renzi si prefigge l’obiettivo di rappresentare la totalità degli italiani, eliminando ogni incrostazione e connivenza relazionale presenti nelle realtà locali. Questo è il modo per iniziare a costruire una nuova classe dirigente.

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