La maturità della sinistra milanese, nonostante gli Scanzi

Amministrative
piazza-duomo-arancione

La lista arancione guidata da Daria Colombo sosterrà la corsa di Beppe Sala per non consegnare la città a Salvini e alla destra. Il buon Scanzi non la prende affatto bene

Dunque la sinistra milanese ha scelto di stare in campo. Ha deciso di non consegnare a Stefano Parisi (o meglio Matteo Salvini) la città che, secondo l’autorevole parere di Raffaele Cantone, è tornata ad essere la “capitale morale del Paese” dopo gli anni bui dei governi di centrodestra. Ha scelto di mettersi in gioco, con la candidatura di Daria Colombo alla guida della lista arancione a sostegno della corsa di Beppe Sala a Palazzo Marino. Ha scelto di stare nel recinto delle primarie, di rispettarne il risultato e di proseguire il lavoro avviato negli ultimi cinque dalla giunta di Giuliano Pisapia.

E lo ha fatto a dispetto delle autorevoli rinunce (una su tutte quella di Francesca Balzani, che ha scelto di sostenere la candidatura di Sala non mettendosi alla guida di una lista di sinistra organica alla sua candidatura) e soprattutto a dispetto delle “autorevoli” firme che spingevano per una spaccatura a sinistra, così da poterne godere e scrivere per mesi. In questo senso il più amareggiato sembra essere un inconsolabile Andrea Scanzi. Il sé pensante D’Artagnan del Fatto Quotidiano, con un lungo post, punta il dito contro la decisione di Daria Colombo (“moglie di Vecchioni, ex girotondina e barricadera”) di guidare la lista a sostegno di Beppe Sala.

“Sala vincerà le elezioni soprattutto grazie a noi. Non lo conosco personalmente, mi piace abbastanza, credo possa essere un ottimo sindaco. Naturalmente con il nostro aiuto”, ha affermato Daria Colombo al momento della presentazione della candidatura. Un modo come un altro per dire che la sinistra ha deciso di giocare la partita delle amministrative da protagonista, di non cedere al nichilismo di chi vuole solo perdere e di non regalare la città alla Lega e a Parisi (o meglio Salvini).

Per il nostro Scanzi, però, questa decisione di buon senso (magari avessero fatto la stessa scelta in Liguria, avremmo un Toti in meno al governo della Regione) è semplicemente l’espressione di “una sinistra salottiera e borghese che gioca a turarsi il naso” e che addirittura, come nel caso di Gad Lerner, gioca a fare “l’emblema del giornalista indipendente con la tessera del Pd in tasca”. Una serie di banalità e ripetitive frasi fatte degne del più inutile dei peones di partito. Molto meglio far vincere Parisi (o meglio Salvini) e poi buttare la croce addosso al Public Enemy No. 1, Matteo Renzi. Sai il Fatto e Scanzi quanto ci marcerebbero?

E invece Pisapia, Daria Colombo e Gad Lerner hanno deciso di tendere questo scherzetto ai vari Scanzi di casa nostra. Hanno forse pensato che il futuro della città più importante e avanzata del Paese vale più di un paio di “Mi piace” sulla bacheca Facebook di qualche vanesio giornalista. Hanno pensato che la priorità, in questo momento, non sia quella di far perdere Sala per azzoppare Renzi ma di evitare che, per un corto circuito politico che avrebbe del clamoroso, la città dell’Expo che si è aperta al mondo possa finire nelle mani di chi la vorrebbe riportare agli anni del decadentismo e dell’oscurantismo. Fuori dai social, fuori dai blog, la vita reale, caro Scanzi, per fortuna, è un’altra cosa.

Vedi anche

Altri articoli