La manifestazione di Reggio dia coraggio e forza a tutte le donne

Donne
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Oggi servono impegni concreti su questo tema, o sarà solo una passerella. Servono fatti, non parole.

Caro Presidente Oliverio,

ho voluto scriverti non potendo partecipare oggi alla manifestazione a Reggio Calabria perché il coraggio e la forza con cui hai convocato questa manifestazione meritano attenzione e sostegno.

Ritengo davvero importante il tuo atto perché la presenza delle istituzioni deve essere forte su questi temi, e questo segnale è un esempio coraggioso verso i tanti che, per convenienza o ignoranza, non si espongono.

Viviamo in un Paese che ha sulla coscienza un macigno: la violenza degli uomini sulle donne rappresenta una macchia indelebile. Mamme, figlie, amiche, colleghe, sono quotidianamente vittime di violenza, spesso lasciate sole, troppe volte in difficoltà a denunciare. I numeri sono spaventosi, si parla di 7 milioni di donne che hanno subito violenza nel corso della propria vita.

Oggi si manifesta a Reggio Calabria, ma quanto avvenuto lì è, purtroppo, lo specchio di ciò che si ripete spesso altrove: la solitudine di chi subisce violenza, la mancata solidarietà, il sostegno condizionato, gli stereotipi gettati addosso a chi ha subito, il silenzio o le parole sbagliate.
Comportamenti che sono complici e che contribuiscono alla diffusione di altra violenza, al suo ripetersi, al clima sociale in cui matura e si manifesta.

La violenza, fisica o sessuale, infatti, non nasce da un raptus o da malattie mentali, ma trova il suo humus nell’incapacità di costruire relazioni paritarie tra uomo e donna, nel non rispetto dell’identità, dell’autonomia, della libertà delle donne. E trova un alleato nel silenzio.

Per combatterla dobbiamo partire da qui, impegnarci tutte e tutti perché la violenza sessuale e i femminicidi non sono una “questione femminile”, ma un problema di cui tutte le donne e soprattutto tutti gli uomini devono farsi carico.

Dobbiamo promuovere un cambiamento culturale che scardini l’approccio patriarcale, cancelli gli stereotipi e i pregiudizi; serve lavorare sull’indipendenza economica delle donne, a partire dal lavoro, perché una donna libera è una donna più forte; serve, urgentemente, dare strumenti, spazi e personale ai centri antiviolenza sui territori, favorirne l’apertura, perché le donne possano denunciare e non restare sole, servono risorse per organizzarli, corsi di formazione per gli operatori dei Servizi Sociali, Sanitari e delle forze dell’ordine.

Le “quattro P” della Convenzione di Istanbul, che hanno ispirato il piano nazionale antiviolenza, devono essere il faro: prevenzione, protezione e sostegno delle vittime, perseguimento dei colpevoli e politiche integrate devono trovare i territori pronti a fare la loro parte.

Oggi servono impegni concreti su questo, o sarà solo una passerella.  Servono fatti, non parole.
La tua terra, la bellissima Calabria sappia dare un segnale al Paese facendo in modo che il tuo impegno si trasformi da un simbolo in atti concreti.

Con stima e affetto,

Valeria Fedeli

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