La macchina del No è destinata a perdere, perché alla fine bisogna governare

Politica
Luigi Di Maio sul palco di piazza Cesare Battisti a Nettuno (Roma) per la chiusura del tour Costituzione Coast to Coast per il "No" al referendum costituzionale, 07 settembre 2016. 
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

La macchina del No è essenzialmente un’azione comunicativa messa in moto sulla base del rifiuto al cambiamento, si focalizza sulla rappresentazione del conflitto, piuttosto che sulla sua risoluzione

Facile stare all’opposizione eh. Facile dire sempre No.

No, no alle riforme, no alle Olimpiadi, no all’Europa, no all’Euro, no, no e ancora no.

Un gioco politico fatto di contrapposizione sistematica, il più delle volte non sui contenuti, ma sul banale e bizzarro tentativo di polarizzare l’opinione pubblica, che, per chi conosce bene i meccanismi della comunicazione politica, sa che è una delle tecniche fondamentali ai fini del consenso politico.

Ma a forza di dire No, cari miei, prima o poi può capitare che devi governare e – purtroppo per voi – fare conti con la realtà.

Roma, su questo punto, è ormai diventato un caso di scuola, a Roma la macchina del No sta mostrando tutte le sue crepe.

Virginia Raggi è in una situazione nella quale nessun amministratore vorrebbe stare, ovvero quella dell’aver dichiarato ed espresso in campagna elettorale una serie di posizioni dalle quali sarà difficile venirne fuori.

Su tutti, il No alle Olimpiadi.

Grillo, avendo intuito che la sindaca ha iniziato a comprendere cosa vuol dire governare, ha prontamente messo un veto sulle Olimpiadi, e molto probabilmente potrebbe essere quello il punto di rottura tra la Raggi e il MoVimento. Perché quel No avrebbe delle enormi conseguenze su tutta la macchina amministrativa e politica della capitole.

La macchina del No a Roma ha evidenziato tutti i suoi limiti anche su altri punti, penso al caso Muraro e il “no agli indagati” che da anni i pentastellati propongono come loro bandiera. Infatti, la Muraro indagata è ancora lì, è indagata e il No espresso su chi ha procedimenti di indagine in corso si è sciolto come neve al sole.

Roma, dunque, è l’esempio in vitro di come la macchina del No è destinata al fallimento, e quello slogan portato avanti da Di Battista durante questa campagna referendaria – #iodicono – è l’epitaffio perfetto, l’autogol per eccellenza in vista delle scelte amministrative e politiche che nei prossimi giorni dovranno affrontare i rappresentanti dei 5 Stelle in Campidoglio.

A forza di dire dei No secchi, senza un progetto politico, senza una piattaforma di confronto con le altre forze politiche, senza la capacità di comprendere che governare è anche e soprattutto includere, il M5S finirà con il sbatterci il muso.

La macchina del No è essenzialmente un’azione comunicativa messa in moto sulla base del rifiuto al cambiamento, delle proposte di innovazione, e preclude a priori la possibilità di poter attivare un processo di riforma profondo del nostro sistema-paese, in breve, dire No sempre e comunque è essenzialmente un rifiuto della politica. La macchina del No si focalizza sostanzialmente sulla rappresentazione del conflitto, piuttosto che sulla sua risoluzione.

Ecco dunque, continuate a dire No a tutto, dite No all’Euro, No all’Europa, alle Olimpiadi, agli immigrati, alle unioni civili…dite no a quello che volete, tanto prima o poi il “principio della realtà” verrà a farvi visita, e spero che quando succederà non sarà a danno dei cittadini, come ahimè e purtroppo sta succedendo in questi giorni a Roma.

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