La linea c’è, manca un partito diffuso che la interpreti

Community
pd Roma

Le regole attuali legittimano più il correntismo che il legame con una visione

La rottamazione dovrebbe coinvolgere tutti. O almeno quanti la intendono come un bisogno non più rinviabile. È chiaro, però, che fermarsi alle sole dichiarazioni di principio, sopratutto nei territori, è il peggio che possa accadere. Dal momento che si finisce con l’alimentare una conservazione a cui appoggiarsi, per sostituirsi a chi c’è adottandone metodi ed obiettivi.

Posto che una mentalità non si cambia all’improvviso, forse sarebbe utile ripensare la forma organizzativa del Pd. Leggero nella misura in cui può esserlo un partito tradizionale e che dai circoli è tornato alle sezioni. Con tutto ciò che ne consegue a partire da un tesseramento ancora visto come un modo non per coinvolgere, ma per controllare un consenso periferico molto influente. L’idea del partito “liquido” degli albori, diventa impronunciabile di fronte ai maggiorenti locali. Nel pieno di un correntismo forte ovunque, per regole che legittimano più le appartenenze interne che non il legame con una visione.

Eppure basterebbe ricongiungersi col partito nazionale per comprendere che l’occasione è unica. Avendo a disposizione temi di confronto che possono cambiare il corso della storia. Da sottoporre a discussione ma nel concetto che una linea (che ora c’è) ampiamente rappresentativa, vada rispettata a tutti i livelli. Una roba che vale sempre. Dunque un nuovo corso in cui si tenti anche di sperimentare. Coscienti che il Pd è più un insieme di opposti conciliabili solo se si cede sulla strada delle riforme. Un qualcosa, però, che né il Pd né il Paese possono permettersi.

Aprire il partito sulla spinta dei valori fondativi è un passaggio sempre più importante. Convinti che sia il mezzo e non il fine di un’iniziativa capace di toccare le corde di una nazione a cui parlare e che rischia di concedersi al populismo. Male assoluto indice di un’insoddisfazione da leggere senza le chiusure di un altro tempo, quando la sacralità della politica era un patrimonio di pochi e precisi soggetti. Un errore da non ripetere se davvero il Pd nasce come un progetto che sa cogliere il meglio di ognuno, con o senza tessera, con o senza ruoli. E al netto di chi vorrebbe cavalcare un disagio interno apparentemente a vantaggio dei territori, ma con l’obiettivo (chi lo sa) di ridimensionare premier e segretario pur dichiarandosi suo sostenitore. Qualche escluso dal “giglio magico” in giro c’è e scrive pure. Ma ora non servono nuovi leader, serviamo noi e le riforme da sostenere che si chiamano Pd.

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli