La libertà dell’individuo e l’accanimento contro natura

ControVerso
accanimento

Che cosa vi è di naturale in un corpo attaccato ad una macchina,riempito di medicinali , tagliato e ricomposto più volte?

Sono figlio di un medico condotto e ho assistito, forse troppo giovane per capire veramente, a tante discussioni a casa mia fra mio padre e mia madre sul destino di tanti malati terminali in un Paese dove ci si conosceva tutti. Il buon senso e i mezzi ridotti dell’epoca facevano dire talvolta a mio padre: «Non c’è più niente da fare , è inutile farlo soffrire ancora» . E poi la comparsa di quella che sembrava una parola proibita , “morfina” , una sostanza di cui parlare sottovoce, come se lenire il dolore fosse un peccato inconfessabile. Migliaia di medici si sono sempre comportati così, usando il buon senso e discutendo pacificamente con la propria coscienza e con i familiari. Oggi le cose stanno diversamente, la medicina ha fatto passi in avanti giganteschi, ma credo che la libertà di un individuo di andarsene in pace e “secondo natura” quando è il momento sia una delle prerogative inalienabili di una persona. È l’accanimento terapeutico, qualche volta frutto della hybris della scienza medica, altre volte della disperazione (e dell’egoismo) dei familiari e altre ancora di norme crudeli e stupide, a essere contro natura. Che cosa vi è di naturale in un corpo attaccato ad una macchina,riempito di medicinali , tagliato e ricomposto più volte? Così la pietas che una volta indirizzava il vecchio medico è divenuta un rischio da cui proteggersi. Se il Parlamento italiano varasse finalmente una norma che dicesse con chiarezza che il confine fra la vita e la morte non è un campo di battaglia fra ideologie, religioni e norme, ma una scelta dolorosa da lasciare a ciascuno di noi avremmo fatto un altro passo in avanti verso la civiltà.

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