La legge sulla marijuana e la scelta del male minore

ControVerso
epa04694972 Major of La Florida, Rodolfo Carter, examines a cannabis plant in La Florida, Santiago de Chile, Chile, 07 April 2015. The first cannabis harvest in Latin America for medicinal purposes took place in Chile. Chile's legistlation is progressing towards the decriminalization of consumption and cultivation of cannabis for personal use and medicinal purposes, permitting six plants per household.  EPA/FELIPE TRUEBA

Inizia alla Camera la discussione del testo che permette una moderata legalizzazione dell ’uso della cannabis

Inizia alla Camera la discussione sulla proposta di legge che permette una moderata legalizzazione dell’uso della marijuana. Non verrebbero più puniti né il consumo né il possesso personale entro quantità contenute e, sempre in modo controllato e limitato, la coltivazione di qualche piantina.

Sarebbe cosa utile e soprattutto matura se il dibattito si svolgesse secondo principi di razionalità e cercando di rispondere ad una domanda «come si può migliorare la situazione» e non «dove abita il mondo perfetto ».

Tutti sanno che trovare sostanze oggi proibite, droghe di vario tipo, è la cosa più facile del mondo. Anni di proibizionismo e di tentate repressioni dello spaccio illegale non ci hanno fatto fare un solo minimo passo in avanti. Zero. Anzi , sono stati regalati al mercato nero milioni di consumatori di ogni età ed è stata cosi creata una artificiale continuità fra droghe, anche le più pericolose, tutte controllate dal mercato nero.

Una cosa è invece certa. Mafie, camorre e organizzazioni illegali di ogni tipo hanno guadagnato e guadagnano cifre enormi da questa proibizione, essendogli stato di fatto concesso il monopolio di questo commercio.

Dovrebbe essere obbiettivo di ogni politica razionale spezzare questo meccanismo. Come hanno già fatto ormai molto Stati, senza che questo abbia provocato alcuna tragedia . È questa la ragione per cui, fra l’altro, ormai le Polizie di tutto il mondo , compresa la Direzione antimafia italiana, concordano sull’inutilità delle politiche repressive. Oltre che inefficienti distraggono da compiti ben più importanti, impegnano uomini e risorse con risultati che definire miseri, oltre che inutili, è il meno che si possa dire. Se invece si vuole spostare la discussione sugli effetti negativi che l’assunzione di cannabis può determinare la discussione prenderà una strada illogica e piena di inutili luoghi comuni.

Tante sono le cose, un elenco sterminato, che possono fare male, soprattutto se usate in eccesso, e che rimangono giustamente, nella disponibilità della libera scelta dei cittadini. Consumiamo ed esportiamo ottimi vini e ottime grappe e come sa ogni bevitore accorto si tratta solo di senso della misura. Che purtroppo non tutti conoscono. E infatti l’alcolismo è malattia sociale gravissima, che però non ha mai fatto pensare a qualcuno che si dovesse vietare la produzione e il consumo di alcool.

Né le droghe leggere hanno più a che fare con un certa cultura trasgressiva e «maledetta» di alcuni decenni fa, che tanto faceva imbizzarrire un certo moralismo. Usate a scopi terapeutici a o scopo ricreativo sono oramai consumi normalizzati. Naturalmente eccessi e problemi di protezione di fasce deboli, minori per esempio, esistono come esistono per molti altri consumi e comportamenti. E ce se ne può occupare diffondendo informazione ed educazione. Ma ancora una volta una politica accorta dovrebbe interrogarsi sul male minore e non sulla pretesa illiberale di decidere per legge comportamenti e consumi dei cittadini.

 

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