La guerra non è un videogioco

Libia
epa05147022 Tunisian army special forces take part in a military exercise on a trench dug along the Libyan border in near Ben Guerdane, eastern Tunisia, close to the border with Libya, 06 February  2016. Tunisian Defense Minister Farhat Horchani inspected the first completed part of the 196-kilometer ditch, which aims to render the entire border impassable by vehicles.  EPA/MOHAMED MESSARA

“Finché sarò premier non ci sarà nessun intervento italiano in Libia” ha ribadito, chiaro e forte, Matteo Renzi

La “guerra non è un videogioco”. E qualcosa di drammaticamente serio, e per questo non può essere maneggiata da improvvisati strateghi usi a frequentare salotti mediatici piuttosto, fortuna loro, che campi di battaglia. Quanto alla diplomazia, essa è l’arte della parola, del lavorio sotto traccia, di un impegno che non richiede, se non in casi eccezionali, esternazioni pubbliche, per lo meno incaute, quali quelle a cui si son concessi nei giorni scorsi gli ambasciatori in Italia di Stati Uniti e Gran Bretagna, dispensatori di consigli, pacche sulle spalle e ordini di cui avremmo volentieri fatto a meno.

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