La giustizia è una cosa seria, il Far West no

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Il furto nella villetta di Vaprio D’Adda, finita con l’uccisione del rapitore da parte del pensionato, ha aperto un dibattito sulla legittima difesa.

Corsi e ricorsi della cronaca nera italiana. Una settimana è emergenza stupri, quella dopo è il turno degli adolescenti uccisi dalla droga in discoteca, in questa torna alla ribalta il tema dei furti in abitazione: sembra quasi che i ladruncoli specializzati nel settore abbiano pianificato di concentrare in questi giorni le loro azioni delittuose a danno di vittime esasperate e armate. Puntuali le esternazioni dei politici, in particolare degli esponenti di Fratelli d’Italia e Lega Nord che, al solito, hanno strumentalizzato le notizie di questi giorni, nella perenne campagna elettorale che affligge il dibattito pubblico italiano.

L’ultimo episodio è di lunedì notte: un sessantacinquenne ha ferito mortalmente un ladro che si era introdotto nella sua casa. La procura di Milano ha aperto un fascicolo per omicidio volontario a carico del pensionato di Vaprio D’Adda, atto dovuto, che però ha scatenato, manco a dirlo, l’indignazione di Salvini, Maroni, Buonanno e di migliaia d’internauti, stanchi di veder sedere al banco degli imputati chi non ha fatto altro che difendere sé e la propria famiglia. È necessario fare chiarezza e ricordare che l’avvio di un’indagine, soprattutto in questi casi, è la principale garanzia contro il rischio che le nostre strade diventino il Far West.

L’aver commesso un fatto in condizioni di legittima difesa rende suddetto fatto, teoricamente corrispondente a un reato, lecito e non punibile. L’eccesso colposo in legittima difesa, che non è reato a sé stante, può configurarsi se e quando i limiti imposti dalla legge non vengano rispettati, in particolare il requisito di proporzione tra difesa ed offesa, che tuttavia, alla luce dell’ultima riforma del 2006, nei casi di furto in abitazione, è irrilevante in presenza delle condizioni normativamente previste, allentando ulteriormente, a favore dell’aggredito, i termini della disposizione. Ci si chiede allora se queste valutazioni, necessariamente tecniche e problematiche, possano essere demandate alle capacità divinatore di un politico a scelta o al Tribunale del Popolo, magari sulla base della novella categoria penale della “sospettabilità”, mediante votazione on line. O forse, di fronte al cadavere di un giovane – certo un ladro, pure straniero – nessuna domanda dovremmo porci in merito alle circostanze di questa morte, adottando una presunzione assoluta di liceità di qualsiasi reazione umana, non importa in che condizioni e con che caratteri si sia manifestata? L’infinito spettro di eventi che potrebbero verificarsi nell’esperienza quotidiana rendono pericolosa per la sicurezza di chiunque una simile conclusione e dovrebbero far accettare, anzi pretendere, che l’autorità giudiziaria approfondisca scrupolosamente cosa è accaduto quella notte e continui a farlo per i casi futuri.

Il processo offre gli strumenti necessari ad evitare che la reazione di un uomo, terrorizzato dall’ennesimo furto subito, di fronte al pericolo per sé e per i propri cari, sia punita ingiustamente e allo stesso tempo che una vita non sia stata spezzata nell’indifferenza dello Stato e della società. Perché, accantonando per un attimo gli strali e le boutades della politica, il diritto penale è una cosa seria. E lo è anche la vita umana, fa bene ricordarlo ogni tanto.

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