La forza del Concilio contro tutti i fondamentalismi

Tiber
Juan_XXIII

Dalla pacem in Terris a Francesco, la lezione contro l’integralismo

La lezione del Concilio contro il fondamentalismo di ogni fede religiosa

…E’ dovere permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo, così che, in modo adatto a ciascuna generazione, possa rispondere ai perenni interrogativi degli uomini sul senso della vita presente e futura e sulle loro relazioni reciproche. Bisogna infatti conoscere e comprendere il mondo in cui viviamo, le sue attese, le sue aspirazioni e il suo carattere spesso drammatico”. Si esprimeva in questi termini cinquantun’anni fa, la costituzione conciliare Gaudium et spes, dedicata alla Chiesa nel mondo contemporaneo.

E’ in quel testo che si riscontra uno dei passaggi fondamentali di quello che è stato definito il più importante evento religioso del ‘900, quel Concilio appunto che ha cambiato il volto della Chiesa aggiornandolo, aprendo le porte alla piena cittadinanza dei laici al suo interno, chiudendo al clericalismo dell’epoca precedente, riconoscendo in modo definitivo la distinzione fra sfera civile e religiosa, e inaugurando la stagione del dialogo ecumenico e interreligioso, a cominciare proprio dall’ebraismo e dall’islamismo.

In quegli stessi anni, la Chiesa – anche attraverso documenti come l’enciclica Pacem in Terris – faceva sue le ansie del mondo per il rischio della guerra nucleare, riconosceva la fondamentale ed essenziale uguaglianza di diritti fra uomo e donna, rifiutava ogni forma di razzismo, guardava alle costituzioni come alleggi fondamentali degli Stati, si occupava delle nuove richieste di diritti provenienti dal mondo del lavoro, chiamava cittadini gli abitanti delle nazioni del mondo, titolari di diritti e doveri, e in anticipo sull’epoca poneva il problema di quelli che all’epoca venivano chiamati ‘profughi politici'; inquadrava infine la questione decisiva della fine del rapporto fra popoli dominati e dominatori.

Una stagione di cambiamenti certo premeva alle porte del cattolicesimo, le spinte anticolonialiste attraversavano il sud del mondo, si affermavano nuovi soggetti sociali. Ma di certo la Chiesa seppe cogliere il vento della storia che soffiava in quegli anni. Da allora sorsero altre questioni e problemi, e le spinte controriformiste nella stessa Chiesa furono potenti nel mezzo secolo successivo.

Eppure è quel modello conciliare il punto di riferimento al quale ancora oggi si guarda quando si pensa a un riformismo islamico, a una spinta cioè che sciolga l’Islam, o ciò che ne rimane, dal dualismo fra fondamentalismo e conservatorismo, dove quest’ultimo è scambiato a torto troppo spesso per una forma moderata e moderna della fede islamica.

In tal senso andava l’affermazione dell’intellettuale e leader spirituale libanese, Mohammad Sammak, quando di recente a Roma ha invocato, simbolicamente, un Giovanni XXIII dell’Islam.

E’ storia di questi decenni il fatto che leader politici e religiosi musulmani riformatori siano stati emarginati o uccisi (si pensi al Libano), come è sotto i nostri occhi la deriva sempre più integralista e spiritualmente povera di contenuti in cui è precipitato l’ebraismo in Israele.

Un fenomeno simile ha interessato il cattolicesimo all’interno del quale le tendenze anticonciliari hanno guadagnato terreno negli ultimi trent’anni. Ma non fino in fondo, e la prova è appunto data dalla presenza di una personalità come papa Francesco sul Soglio di Pietro. La sua visione misericordiosa dell’uomo, che recupera sul terreno dell’umanesimo e non del dogma intangibile (base dell’integralismo che vuole farsi Stato) il senso dell’esperienza religiosa, ci dà il senso di una direzione.

E’ su questo terreno infatti che il papa chiede l’incontro con l’Islam e l’ebraismo, è a partire da tale visione – e mettendo in difficoltà i fondamentalisti all’interno della Chiesa come delle altre fedi – che spinge per un dialogo e un cammino comune di pace e collaborazione fra le grandi tradizioni religiose per costruire rapporti umani, sociali e internazionali più giusti.

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