La forma e la sostanza

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Davvero sembra che manchi la materia prima del contendere

Vorrei tanto sbagliarmi ma ho la netta sensazione che la scissione nel Pd sia una decisione già presa. Al di là delle parole, dei messaggi, degli appelli infatti è il clima che si respira che spinge a un’inevitabile pessimismo. Sembra di essere di fronte a una di quelle scene in cui ci si è spinti tanto avanti (nelle accuse, nei veleni, nelle recriminazioni) da non poter più fare retromarcia. Forse ha ragione Paolo Mieli che ieri (durante un bel convegno su un bel libro dedicato alla storia di Marco Pannella), spiegava come le divisioni, oramai, ancor prima che funeste appaiano ridicole. Eppure la tristezza è davvero profonda.

Perché davvero sembra che manchi la materia prima del contendere. A meno che non sia la natura stessa del Partito democratico, il suo gene costitutivo e quindi il suo futuro. Non è pensabile che davvero lo scontro sia (possa essere) sulle date del congresso. Perché allora, pur riconoscendo che le regole in una vita democratica sono essenziali, significherebbe che la politica abbia davvero abdicato alla tecnica, che la forma conti più della sostanza. In un partito democratico infatti dovrebbe essere normale che la minoranza che ritiene sbagliata la linea politica della maggioranza chieda (anzi pretenda) un congresso per diventare nuova maggioranza e quindi cambiare la linea politica e la leadership.

E in effetti fino a qualche settimana fa questa era la richiesta (già erano iniziate le raccolte di firme) di vari esponenti della minoranza Pd. Oggi invece sembra che non sia più necessario fare il congresso, tornare fra gli iscritti nei circoli e fra gli elettori. Onestamente si fa fatica a capire.

Allora forse lo scontro sulla data del congresso va visto per quel che è davvero. E cioè un modo per evitare di considerare davvero il Pd come il luogo in cui vale (ancora) la pena fare la propria battaglia politica e ideale. Un posto aperto, libero e anche democraticamente contendibile dove tutti quanti sono a casa propria, proprio perché laicamente si può essere di volta in volta in maggioranza o no senza per questo sentire il bisogno di andarsene se il congresso l’ha vinto qualcun altro. Nella promessa dei suoi fondatori il Pd doveva essere un partito nuovo e non un nuovo partito.

Non sempre c’è riuscito. Tuttavia guardandoci in giro è l’unico luogo democratico in cui ancora si discute, ci si scontra e si decide facendo contare e decidere iscritti e elettori e non un server controllato da chissà chi. Per questo se davvero il Pd verrà indebolito a guadagnarne non sarà certo la democrazia e tanto meno la sinistra di questo Paese.

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