La fatwa dell’ayatollah Bonsanti

Il Fattone
20090211-ROMA-EST-ROMA:CONFESRENZA STAMPA ROMPIAMO IL SILENZIODirettrce Sandra Consanti  durante il suo interventoi oggi duranta la conferenza stampa nella sede di Roma della stampa estera FABIO CAMPANA

La presidente di “Libertà e giustizia” inanella una serie di sciocchezze nel suo giudizio sulla riforma costituzionale

Nessuno oggi sa più chi sia esattamente Sandra Bonsanti, ma un tempo è stata una giornalista di Repubblica piuttosto stimata: svanita la possibilità di diventarne direttore, ha preso a vagare fra quotidiani di provincia e convegni con Umberto Eco, e oggi è il presidente di “Libertà e giustizia”, l’associazione di ayatollah che, come l’uomo di Naledi, si propone di “essere l’anello mancante fra i migliori fermenti della società e lo spazio ufficiale della politica”. Ovvio dunque che scriva di tanto in tanto sul Fatto.

Oggi, con invidiabile sprezzo del pericolo, ha firmato un corsivo programmaticamente intitolato “Napolitano e Verdini, non ci fate paura”. L’elenco di sciocchezze che contiene è impressionante per quantità e qualità. Si va dal “Parlamento dichiarato illegittimo dalla Consulta” (che ha invece dichiarato incostituzionale il Porcellum, confermando esplicitamente la piena legittimità di queste Camere) al “capo del governo che non ha mai partecipato ad un’elezione” (nel nostro ordinamento il presidente del Consiglio riceve la fiducia dal Parlamento, non dagli elettori), dalla “cancellazione dell’impianto parlamentare della Costituzione” ad opera della riforma del Senato (dove? quando?) all’affermazione che tale riforma “incide pesantemente anche sulla prima parte” della Carta (che invece non è stata toccata neppure in una virgola).

A conclusione dello sfogo, e prima che i fumi dell’alcol si diradino, Bonsanti si lancia in una sequenza di insulti a Giorgio Napolitano, “fervente comunista e poi craxiano tenuto a freno da un partito che non era ancora di destra come lui”, nonché “personaggio da commedia napoletana” mosso da “un atteggiamento di ripicca”. Poverina.

“Non oseremmo più guardarci allo specchio, se mettessimo la testa sotto la sabbia per paura”, tuona Bonsanti nell’appello finale alla grande battaglia per il No al referendum: tranquilla, Sandra, la testa se n’è andata da tempo, e lo specchio riflette desolatamente il vuoto.

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